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Elisa Averna
25 mag 2022
In Recensioni Autori Emergenti
TRAMA/QUARTA DI COPERTINA Racconto lungo (29 pagine) - Yu cela le sue fragilità in un guscio di apparente perfezione. Hayato la corteggia da tanto e non sembra intenzionato a demordere. Finché un uovo sodo, i ciliegi in fiore e un dispenser a forma di Gundam, non spingono la situazione a evolversi Yu Tamaori è una programmatrice di successo, eppure si sente simile a un uovo, perché nasconde le proprie fragilità in un guscio compatto di perfezione apparente. Affronta la vita come una stringa di codice, finché un imprevisto non genera un piccolo errore che devierà l’esito dei suoi calcoli. D’altronde può capitare di essere corteggiate da un collega. Meno frequente è che lui sia persino vicino di casa. Se poi è anche un ingegnere scombinato, sorridente e non troppo devoto alle regole aziendali, diventa davvero troppo per Yu. Ma lui, Hayato, non ha paura di essere l’errore nel programma, la crepa nel guscio e il vento che cambia proprio un attimo prima che i ciliegi fioriscano. BIOGRAFIA Sonia Morganti è nata in provincia di Latina nel 1978, all’ombra del Circeo, tra mare e bosco, e per l’impietosa legge del contrappasso ora abita a Roma con vista sul Raccordo Anulare. Ha pubblicato romanzi storici ambientati nel mondo antico, nel Medioevo e nel Risorgimento, sia con case editrici che come autrice indipendente, ma anche una distopia e un romance contemporaneo sotto pseudonimo. Ama mettersi alla prova e imparare: in fondo è rimasta la scout che era, con lo zaino sempre pronto per nuove avventure. GENERE: breve racconto allegorico-sentimentale. RECENSIONE Genere allegorico sentimentale? Ma è un genere che non esiste! Beh, ora esiste! Mi rifiuto di catalogare questo racconto come lo troverete catalogato su Amazon per ragioni pratiche, ossia come “romance”, perché è anni luce lontano dai racconti rosa per stile narrativo, lessico e temi. C’è una storia d’amore? Sì. C’è solo una storia d’amore? No. C’è poesia, c’è atmosfera, c’è l’arte del racconto, c’è una simbologia da cogliere nel sottotesto, scintillante di ironia e di contenuti. Un racconto che può essere interpretato attraverso varie associazione di immagini, simboli o idee oppure semplicemente letto. “La bellezza è negli occhi di chi guarda”, ma qui, in questo racconto delicato e profondo, la bellezza, parafrasando Oscar Wilde, diviene oro. Oro sono gli occhi del lettore che catturano la preziosità del racconto, oro sono le parole scelte dall’autrice con precisione da forbici d’alta sartoria, oro sono i sentimenti coinvolti negli eventi percettivi. E, come dice la stessa autrice, oro è “la cura e l’amore” che si “versano nelle crepe, come nell’antica arte del kintsugi. Anche se non bastassero a saldarle, gli occhi di ci vuole bene vedono un decoro nelle nostre mille cicatrici”. KINTSUGI è un viaggio sensoriale, in cui tutti i sensi sono coinvolti, tra odori e sapori di cibi consumati in modo frugale o conservati un po’ troppo a lungo, superfici lisce e calde da toccare e colori che s’impongono all’osservazione tra ciotole gialle di riso e colori pokemontiani. La giovane programmatrice Yu sceglie come alter ego un uovo sodo. Dorme con lui e non con “esso”, perché nell’uovo la ragazza vede la personificazione della sua apparente perfezione e della sua fragilità protetta dal guscio. Yu tocca l’uovo e se ne innamora e noi lettori ci innamoriamo di Yu. Yu decide di non mangiare l’uovo, ma di dormire con lui e, nei giorni, decide anche di non volersene privare. L’odore perfetto iniziale sarà dunque destinato a diventare una puzza insostenibile, perché le crepe del guscio faranno marcire l’uovo. Allora è vero che “[…] i gusci sono una protezione fragile e illusoria, per tutti.” Yu è chiusa nel suo guscio, ma c’è qualcuno che vorrebbe che ne uscisse: Hayato, il suo collega e vicino di casa, ingegnere sofferente di insonnia, tanto refrattario alle regole aziendali quanto incline alla trasgressione delle stesse. Hayato sa cogliere nella ragazza la sua forza e se ne innamora. «Ma in te io ho riconosciuto la sconvolgente forza di volontà dei fiori di ciliegio, che devono assolutamente sbocciare al momento giusto per essere amati dai raggi del sole.» Yu deve imparare ad accettare le sue imperfezioni quali aspetti della sua bellezza e rinascere ogni giorno senza più nascondere le proprie fragilità. Nella cultura giapponese, o meglio, nel buddhismo zen, rompere il guscio d’uovo significa perseguire un cammino di illuminazione. Hayato entra nella vita di Yu come un rinoceronte con scarpette da ballo. Il ragazzo è quanto di più lontano dalla perfezione cui anela Yu. È “scombinato, tutto creste e colori, come un Pokemon”e forse anche troppo disordinato. Almeno questo è quello che pensa Yu. Hayato saprà farsi ascoltare da Yu? Yu sarà pronta ad accogliere lo tsumani Hayato? Il rapporto tra i due si svilupperà in un sentimento d’amore? Yu sarà capace di rinunciare al suo programma di comportamento? Sarà pronta a ricevere una nuova visione della sua vita interiore? AMBIENTAZIONE Ci troviamo nella Tokyo contemporanea “che non perdona le inefficienze”, tra uffici e caffè da trangugiare per via dei ritmi serrati di lavoro, STILE DELL’AUTRICE Morganti ha una penna elegante, pulita, lineare, animata da un movimento vigoroso, che conferisce alle parole qualità tattili. Morganti sa far danzare nel foglio la sua penna per penetrare nelle sfumature dei sentimenti. La sua cultura classica le permette di descrivere gli scenari con il minimo sforzo. Nessuna ridondanza o dettaglio in eccesso. La fluidità della storia fa sì che il lettore la legga in una manciata di minuti senza accorgersene. Un racconto dove non ci si inerpica in superfici rocciose, ma si naviga a gonfie vele in acque placide. NOTA La copertina ritrae due ragazzi caucasici sullo sfondo di Parigi. Qui prodest? Non sono sicura che giovi a un romanzo ambientato a Tokyo. Mistero! LINK PER L'ACQUISTO: KINTSUGI
Recensione di KINTSUGI - L’oro è negli occhi di chi guarda, racconto di Sonia Morganti editor Delos Digital content media
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Elisa Averna
20 mag 2022
In Altro
Banditore: «Signore e signori, benvenuti all’Asta dell’Aspirante Autore! Questo che vedete chiuso nella preziosissima teca di cristallo bordata di oro zecchino è il biglietto di sola andata per pubblicare il vostro manoscritto, comprensivo di ogni singola spesa. Chi se lo aggiudicherà? Chi offrirà di più per ogni lotto verso la pubblicazione, all'esito di rilanci che avverranno in un lasso di tempo predeterminato? Vi ricordo che chi tra voi è circondato da una rete di relazioni forti non ha necessità di partecipare all’asta, perché, senz’altro, troverà vie facili ed economiche per pubblicare con i grandi editori. E ora bando alle ciance! Oggi partecipante ha un suo numero distintivo. Passiamo subito al primo lotto. Base d’asta: zero euro per chi non si rivolge a nessun editor e a nessuna Agenzia Letteraria di servizi. Chi offre di più?» N. 11 «Io! Mi rivolgerò a un editor libero professionista, capace e serio, che renderà il mio manoscritto migliore. Offro € 1,200,00 per l’editing (€4,00 a cartella per 300 cartelle).» Banditore: «€ 1,200,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3…» N. 239: «Io! Prendo un ghostwriter. Ho fantasia, ma non so scrivere tanto tutti fanno errori e allora io ci do l’idea, ma poi lui la scrive così io poi vendo il libro ma il libro lo firmo io così il mio nome diventa famoso. Offro €3.000,00…» Banditore: «Signore, non è un obbligo scrivere, soprattutto se non lo si sa fare. Se ha anche difficoltà nella comunicazione verbale, come pensa di poter andare a presentare in pubblico il suo libro? Pubblicare un libro significa contribuire a diffondere cultura. Mi dispiace, ma non posso accogliere la sua offerta. Il rilancio rimane fermo ai 1.200,00 euro del N.11… Allora, chi offre di più? 10, 9, 8, 7…» N. 43: «Io! Mi voglio rivolgere a un’Agenzia Letteraria di Servizi. Scheda di valutazione € 300,00 iva inclusa + Editing € 1,800,00 (€ 6,00 a cartella x 300 cartelle). Offro un totale di € 2.100,00.» Banditore: «€ 2.100,00 chi offre di più?10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Aggiudicato! Vince questo primo lotto verso la via della pubblicazione il signore n.43 per la modica cifra di € 2.100,00. Passiamo al secondo lotto. Basa d’asta: invio del manoscritto per posta elettronica all’editore a costo zero. Chi offre di più?» N. 27 «Io! Stampa del manoscritto € 20,00 + busta imbottita €1,00 + Piego di libri 1Kg € 1,28. Offro in totale € 22,28 per almeno altri tre editori, che accettano l’invio del manoscritto solo per posta ordinaria.» Banditore: «Signore, le converrebbe aspettare la risposta del primo editore, prima di spedire le altre proposte.» N. 27 «Suvvia, sia realistico! E secondo lei, visto che l’attesa media per ricevere una risposta è in media di sei mesi, io dovrei buttare sei mesi della mia vita magari per un rifiuto? Perché il rischio che sia un no non è basso, si sa. In Italia siamo 60.000.000 di persone e 59.999.999 scrivono. Mi trovi lei un autore che resti in attesa della risposta, prima di rivolgersi eventualmente a un successivo editore! In un anno potrei inoltrare il mio manoscritto a un massimo di due editori e, alla fine, non essere neanche selezionato. In quanti anni troverei un editore per il mio manoscritto? Farei prima a crepare, non pensa? Ho almeno una trentina di altri manoscritti nel cassetto.» Banditore: «Faccia come crede. In questo modo la sua offerta ammonta a un totale di € 66,84. E dunque chi offre di più di 66,84 euro? 10, 9, 8, 7… » N. 283 «Io: stampa del manoscritto € 20,00 + busta imbottita €1,00 + raccomandata semplice € 7,45. Offro in totale € 28,45 a editore, quindi moltiplico per cinque editori. Purtroppo solo tre editori, tra quelli che ho selezionato, perché hanno una collana adeguata al mio romanzo, accettano l’invio del manoscritto in formato digitale.» Banditore: «€ 142,25 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2…» N. 301 «Io: stampa del manoscritto € 20,00 + busta imbottita €1,00 + raccomandata con ricevuta di ritorno € 8,55 per un totale di € 29,55 che moltiplico per sette editori che richiedono l’invio del manoscritto cartaceo.» Banditore: «€ 206,85 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, -6, 5…» N. 59 «Io! Oltre a offrire € 206,85, andrò di persona a consegnare il mio manoscritto a un editore della mia regione.» Banditore: «Signore, non è un metodo ortodosso. Potrebbe rischiare che l’editore non le apra neanche il portone.» N. 59: «Voglio rischiare! Stampa del manoscritto € 20,00 + busta imbottita € 1,00 + pieno di benzina € 94,00 e parcheggio a pagamento € 2,50, per un totale di € 117,50.» Banditore: «Signore, mi dia retta, le conviene per scrupolo spedire una raccomandata anche all’editore della sua regione.» N. 59: «Sì, farò anche la raccomandata, aggiungo un ulteriore stampa del manoscritto, la busta e la raccomandata con ricevuta di ritorno per un totale di € 29,55, cifra che si aggiunge ai 117,50 euro per la consegna brevi manu e ai 206,85 euro precedenti per l’invio del manoscritto cartaceo agli altri sette editori. Quindi offro un totale di € 353, 90.» Banditore: « €353,90 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0… Aggiudicato! Vince questo secondo lotto il signore N.59 per l’importo di € 353,90. E ora diamo avvio al terzo lotto dell’asta, quello che prevede per i più fortunati la pubblicazione della propria opera. Signor n.43, mi dispiace, ma lei non è stato selezionato.» N. 43: «Ma come? Ho finora speso in questa asta € 2.100,00, senza contare quello che ho già speso, inviando il mio manoscritto a oltre venti editori, ancora prima di investire nell’Agenzia Letteraria. Insomma, avrò speso almeno altri 300,00 euro. Come è possibile che io non sia stato selezionato?» Banditore: «Sono spiacente, signore, capisco le sue ragioni, ma come saprà, “di domani non c'è certezza”. Affidarsi a un’Agenzia Letteraria, non significa necessariamente trovare un editore. E ora sia gentile, ci permetta di andare avanti con l’asta. Base d’asta: contratto con una casa editrice No Eap a costo zero. Chi offre di più?» N.231: «Io! Offro per un contratto con casa editrice pseudo No Eap le spese di diritti di riproduzione delle fotografie e delle illustrazioni di copertina, pari a € 200,00 per evitare che siano usate per il mio libro immagini free stereotipate. Banditore: «€ 200,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6…» N. 149: «Io! Sono disposto a investire € 1.000,00 per un blurb in quarta di copertina da parte di un autore affermato, cui arriverò grazie alle mie conoscenze.» Banditore: «€1.000,00 chi offre di più? 10, 9…» N. 44: «Io! Sono pronta per un contratto con una pseudo casa editrice a pagamento, o meglio, tipografia con servizi aggiuntivi. Pubblicazione dell’opera, editing, grafica, obbligo di acquisto copie e altre spesucce per un totale di € 6.000,00.» Banditore: «€ 6.000 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0… Aggiudicato! Vince questo terzo lotto la signora N. 44 per l’importo di € 6.000. Passiamo subito al quarto lotto, dedicato alla campagna promozionale. Base d’asta: campagna promozionale eseguita sui social a costo zero, fatta di dirette, post mirati e spam. Vi ricordo che l’attività sui social, per quanto possa essere eseguita con impegno e dedizione da parte dell’autore, da sola non basta. Non sarà mai sufficiente per farvi conoscere. Chi offre di più?» N. 36: «Io! Campagna promozionale a pagamento su IG, FB, e Amazon per 1 settimana € 35,00 per tre volte l’anno. Offro € 105,00.» Banditore: «€ 105,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6…» N. 11: «Io! Campagna promozionale sui social € 35,00 a settimana per sei settimane l’anno. Offro in totale €210,00.» Banditore: «€210,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7…» N. 27: «Io! Ai 210,00 euro l’anno per la campagna social, aggiungo un’ intervista su una web tv: € 500. Offro un totale di € 710,00.» Banditore: «€ 710,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6…» N. 109: «Io! Farò come il N. 27, ma in più rivolgerò a un’Agenzia di stampa, sempre sperando che non sia una di quelle che fatturano migliaia di euro per poi far recensire il mio libro nel blog di zia Lella. Offro un totale di € 1. 710,00.» Banditore: «€ 1. 710,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3… » N. 40: «Io! Per la campagna pubblicitaria sono disposto a spendere € 5.000,00. Credetemi, è l’unico modo per avere un minimo di visibilità. Ho anche un social Media Manager che cura il mio blog, il quale blog, ovviamente ha avuto il suo costo. Il manager è un mio amico, quindi mi chiede davvero poco: 250 euro al mese (3.000,00 euro l’anno). Tra campagna, creazione del mio blog e Social Media Manager non supero gli 8.000,00 euro l’anno. Aggiungo inoltre € 1.550,00 per un’Agenzia di stampa, che farà recensire il mio libro nelle migliori testate di critica letteraria.» Banditore: «€ 9.550,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0… Aggiudicato! Vince il quarto lotto dell’asta il signore del n. 40 per l’importo di € 8,000.00, Congratulazioni! E ora, miei cari, passiamo al quinto lotto, ossia all’acquisto delle copie autore per firma copie e recensioni. Base d’asta: tre bellissime copie omaggio. Nessun acquisto copie autore. Chi offre di più?» N. 3 : «Io! Acquisto di dieci copie autore per un totale di € 100,00.» Banditore: «€ 100,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4…» N. 79: «Io! Venti copie autore per un totale di € 200,00.» Banditore: «€ 200,00 chi offre di più? 10, 9, 8…» N.4 «Io! 50 copie autore. Offro € 500,00.» Banditore: «€ 500,00 chi offre di più? 10, 9, 8…» N.13 «Io! 200 copie autore. Offro €2.000,00» Banditore: «€2.000,00 chi offre di più? 10, 9, 8…» N.91 «Io! €3.000,00 per 300 copie autore + €3.000,00 per 200 copie a prezzo di copertina per salire nella classifica Amazon. Offro in totale € 6.000,00.» Banditore: «Mi permetta, signore, di non condividere sul piano etico la sua strategia. Se ha talento, non ha bisogno di utilizzare questi mezzi.» N. 91: «L’editoria nulla ha a che fare con l’etica, è business e ognuna fa il proprio gioco. Il talento da solo non basta. È un’asta o una fiera dell’ipocrisia?» Banditore: «Va bene, signore, non si accalori, non condivido, ma comprendo, è anche carino aiutare il proprio editore come può. Si è aggiudicato il quinto lotto post pubblicazione per € 6.000,00.» Passiamo ora al sesto lotto, quello dedicato alle recensioni. Base d’asta: recensioni a costo zero da parte di esperte book blogger. Chi offre di più?» N. 291 «Io! Conto di investire anche in recensioni a pagamento. Mi rivolgerò a un blogger popolare.» Banditore: «Non è igienico il contatto tra recensore e autore. Stiamo parlando di book blogger e non di critici letterari, che peraltro sono retribuiti dalle testate giornalistiche per le quali lavorano. Al massimo lasci fare al suo editore, non crede che sia meglio?» N. 291: «No, no, ci penserò io. So che non tutti gli editori investono in cose di questo tipo. Offro €200,00 per una recensione che dovrà essere ovviamente positiva.» Banditore: «Non dubitavo. Non credo che lei sia disposto a spendere € 200,00 per farsi fare le pulci. Queste recensioni non aiutano il mercato editoriale. Se il suo libro non dovesse essere all’altezza delle aspettative che il lettore si è creato dopo aver letto la recensione, diffiderà dell’autenticità della recensione e difficilmente si farà infinocchiare una seconda volta, leggendo recensioni farlocche.» N. 291: «Senta, non sono qui per farmi fare prediche da lei. C’ è chi acquista pacchetti di recensioni positive… ma di che stiamo parlando? Ma dove vive? Questa è la mia offerta: prendere o lasciare.» Banditore: «Mi dispiace, ma lascio. Le consiglio di mandare avanti il suo editore. Questo lotto è nullo. Recensioni a costo zero per tutti gli autori. Non possiamo come casa d’aste accettare offerte non congrue. Bene! Passiamo al settimo lotto, quello dei concorsi letterari. Base d’asta: zero concorsi a costo zero. Chi offre di più?» N.57 «Io! Parteciperò a 1 concorso gratuito. Dovrò fornire la giuria per mezzo di raccomandata dieci copie del mio libro. Offro € 168,00. Poi qualora dovessi passare la prima selezione, dovrò fornire altre copie…» Banditore: «€ 168,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7…» N.29: «Io! parteciperò a tre concorsi a pagamento e sei gratis. Tra tassa d’iscrizione e numero di copie offro €370,000.» Banditore: «€370,00 chi offre di più? 10, 9 …» N. 2: «Io! Parteciperò con due miei libri a un mucchio di concorsi sia a pagamento sia gratuiti. Parteciperò anche a un noto premio letterario. Se supererò la prima selezione, dovrò fornire duecento copie del mio libro. Sono disposto a spendere qualsiasi cifra. Se dovessi vincere, non mi lesinerò un bel soggiorno nella città per ritirare il premio, quindi supererei l’importo di € 2.600,00, ma vincerei 5.000,00 euro.» Banditore: «Ok. Non credo che nessuno voglia superare una cifra tanto elevata. Si è aggiudicato il settimo lotto post pubblicazione il signore N.2 con un potenziale di spesa superiore ai 2.600, 00 euro. Veniamo all’ottavo e ultimo lotto: trasferte per presentazioni e fiere del libro. Base d’asta: nessuna trasferta e nessuna fiera. Per onestà intellettuale vi dico che è sconsigliatissimo. Cercate di fare le vostre offerte, secondo le vostre disponibilità. Chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4 …» N. 21: «Io! Tre trasferte l’anno, tra eventuale biglietto d’ingresso, viaggio in macchina, B&B o tenda, e soggiorno offro ben € 600,00.» Banditore: «€ 600, 00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6…» N. 74: «Io! Viaggio in treno e andrò accompagnata sempre da mio marito. Mi manterrò anch’io sulle tre fiere l’anno. Offro € 1.200,00.» Banditore: «€1.200,00 Chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4,3,2…» N. 61: «Io, offro di più! Viaggio in aereo e alloggio in hotel. Ormai ho una certa età e non me la sento di arrangiarmi come un giovane. Offro € 4.000,00 per cinque fiere.» Banditore: «€4.000,00 chi offre di più? 10, 9, 8, 7, 6, 5,4,3,2,1,0… Sono lieto di annunciare che questo ultimo lotto se lo è aggiudicato il N.61 con €4.000,00. Signori e signore, ora dichiaro l’asta conclusa. Si aggiudica il biglietto di sola andata per pubblicare il numero 116, grazie alla spesa per far tradurre il suo manoscritto dal francese all’italiano che ha superato nel computo totale l’autofinanziamento del N. 36. La signora del numero 116 ha investito per il suo libro ben € 24.000, 00 in un anno.» Numero 27: : «Scusate, ma è una cifra spropositata! Ma che lavoro è la scrittura?» Banditore: «Signore N.27, ma allora non ha capito? Finché non riuscirà a pubblicare con un big dell’editoria la scrittura è un hobby, talvolta costoso, talaltra molto costoso e altre volte ancora un lusso per ricchi! E ora le mie congratulazioni alla signora N.16 Con questo biglietto, pari al valore da lei speso, può almeno sperare di avere accesso alla grande editoria, si potrà creare un personaggio, apparire in tv, potrà comprarsi 10 k di follower e molto altro ancora.» NOTA Questo articolo, per i neofiti della scrittura, o meglio della pubblicazione, vuole essere solo un modo per sdrammatizzare la situazione in cui si trova oggi un autore della micro o piccolo-media editoria o anche un autore che decide di percorrere la strada dell’autopubblicazione, perché anche il self pubblishing ha un suo costo e non sempre la cifra investita dall’autore torna a lui indietro o addirittura torna con un guadagno reale. Ogni autore compie le proprie scelte, in base alla propria disponibilità economica, al proprio senso etico e alla propria disponibilità di tempo. Ogni scelta è rispettabile, laddove a pubblicare siano autori veri, vale a dire, non solo persone alfabetizzate, ma persone con idee e reali capacità di scrittura, questo per non far perdere credibilità all’editoria italiana, già in una situazione abbastanza precaria.
L’asta dell’aspirante autore: quando il lavoro della scrittura diventa un hobby costoso  content media
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Elisa Averna
10 mag 2022
In Interviste agli Editori
Cari lettori e autori, pronti a conoscere un’altra casa editrice No Eap? Sto parlando di Believe Edizioni. A parlarcene sarà la stessa editrice: la dottoressa Alice Renzi. No Eap, per chi ancora non lo sapesse sta per "No editoria a pagamento", vale a dire l'unica e vera editoria degna di questo nome, perché non chiede alcuna forma di co-investimento agli autori. Purtroppo il “carnevale editoriale italiano” vede “tipografie acchiappatutto” (ergo “se mi paghi, ti pubblico”) indossare la maschera di Editori per stampare, a carico dell’autore (ingenuo o affetto da vanity press), le opere scartate dalle c.e. No Eap. Pubblicare con case editrici a pagamento è sempre un’ultima ratio per chiunque, anche purtroppo per i rari casi di geni incompresi. Diverso sarebbe se queste sedicenti “case editrici” avessero l’onestà di non definirsi case editrici, adottando quindi una definizione che non rispecchia la loro reale natura, ma di chiamarsi “tipografie con servizi aggiuntivi”: ne guadagnerebbero di rispettabilità. Purtroppo c’è un falla nella regolamentazione dell’editoria. Un lettore dovrebbe avere il diritto di sapere se il libro che ha intenzione di acquistare è di un autore pagante o pagato, una differenza sostanziale, visto che viviamo in un mondo dove tutti scrivono. Forse sarebbe sufficiente un contrassegno in copertina. Believe è una case editrice con le idee chiare su ciò che cerca da un autore e su ciò che vuole offrire ai lettori. Navigare nel sito di Believe Edizioni vi consentirà di conoscere il suo bel catalogo, quindi, dopo aver letto l'articolo, cliccate nel link che troverete in calce! Com’è nata la casa editrice Believe Edizioni? La CASA EDITRICE è nata nel 2019 dopo mesi e mesi di ripensamenti. Sono stata io a crearla, Alice Renzi, traduttrice e bookblogger. È nata perché volevo far qualcosa della mia vita. Non è nata per moda, ma perché adoro il mondo dell’editoria. Ho studiato questo campo sia durante i miei anni universitari che dopo. Dunque mi son detta, dopo la morte di mia nonna, che era arrivato il momento giusto per creare qualcosa che fosse solo mio. Che cosa vi contraddistingue rispetto ad altre case editrici? Sinceramente non guardo molto le altre case editrici, mi concentro sulla mia. Secondo me ogni cosa nella vita ha punti forti e deboli. La mia CE non è diversa da molte altre. Pubblichiamo con passione molti autori che hanno fiducia in noi. Che cosa cercate e che cosa escludete? Leggiamo di tutto, ma per ora abbiamo preferito pubblicare molti generi diversi con tinte Romance. (Noir, Fantasy, Comici, Drammatici…) Nei prossimi mesi leggerete anche Erotici, Chick Lit, Poesie e molti altri. Come scegliete un manoscritto? Molte letture le faccio io di persona e punto sul contenuto. Non è detto che per ogni storia ci sia il lieto fine dunque anche i finali NO HEA mi vanno bene. Un libro deve avere un punto che ti fa dire WOW… Ecco, io cerco quello nella lettura. Ma non solo… Abbiamo appena allargato il nostro staff di valutazione con scrittrici e blogger, perché avere questi due generi di persone che valutano è un punto forte secondo me. Ci aiuta a capire cosa legge la gente, cosa cerca in un buon libro. Qual è stata la prima pubblicazione della vostra casa editrice e perché la scelta è ricaduta proprio su quel testo? La nostra prima scelta è stata LOVE VAMPIRE di Ilaria Militello e primo libro della serie LOVE VAMPIRE. Una serie Paranormal Romance. L’abbiamo scelta perché adoriamo le storie romantiche con i vampiri e perché è una delle autrici che abbiamo conosciuto prima come self e poi in case editrici. Che cosa pensate dell’“editoria” a pagamento? Siamo contro questo genere di editoria. Non ci sembra giusto che l’autore paghi per essere pubblicato. In quel caso perché non consigliargli di pubblicare in self? Insomma perché fargli pagare tutto e poi prendere i benefici di un lavoro non fatto per lui. I tornaconti personali in questo mondo ci sono ma siamo contro. Preferite il cartaceo o l’ e-Book? Decisamente preferiamo il cartaceo. Quel odore di pagine lette. Adoriamo. Ma capiamo anche che la gente non può comprare sempre cartacei per motivi di posto o di budget. Dunque puntiamo anche sull’e-book. Infatti i Nostri libri sono sempre presenti in E-book e su KU. Volete dare qualche consiglio agli scrittori emergenti? Non ho consigli specifici da dare. Uno deve fare una cosa per passione e non per moda. Tutto qui! Se si fa una cosa senza quella allora trovo che sia meglio non farla! Non verrà mai bene se non si ha voglia o lo si fa per motivi che non ci rendono felici. Dove sono acquistabili i libri da voi editi? I nostri libri si trovano su Amazon e KU in formato E-Book. Invece in cartaceo possono essere richiesti sulle varie piattaforme di vendita e in libreria. Ci volete parlare dei libri che avete in uscita? Ehh si! Stiamo per pubblicare altri libri di generi vari. L’anno prossimo per esempio abbiamo una scaletta ben precisa, sia Italiani che stranieri. Posso darvi una piccola anteprima su i generi in uscita: Fumetto, Storico, Gothic … Ringrazio l'editrice, dottoressa Alice Renzi, per la sua disponibilità e invito voi, cari lettori e autori, a navigare nelle dolci acque della Believe: SITO BELIEVE
Intervista ad Alice Renzi della Casa Editrice No Eap Believe Edizioni content media
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Elisa Averna
07 mag 2022
In Presenta Autore
Cari lettori, in questo "Presenta Autore" abbiamo il piacere di avere ospite Patrizia Benetti, autrice di gialli e horror. Ermetica nelle risposta ma efficace! Andiamo subito a conoscerla meglio! Buona lettura in sua compagnia! ☺️ ANIMALE CHE MI RAPPRESENTA Gatto. Amo spazi miei. CHE COSA LEGGO Soprattutto gialli. CHE COSA SCRIVO Gialli e horror IL MIO ULTIMO ROMANZO "Cacciatori di falene" Giallo poliziesco. Alessandra e Martino si conoscono per caso e scoprono di essere legati dalla stessa tragica vicenda accaduta dieci anni prima. Il fratello della ragazza, Stefano e Martino erano in riformatorio nello stesso periodo. Stefano morì a causa di un fortissimo attacco d’asma. Martino era in infermeria. Testimoniò che al paziente era stato tolto l’inalatore ma venne smentito dall’infermiere di turno. I ragazzi vogliono indagare ma Martino viene accoltellato a casa di Alessandra e lei, fuggendo nel cuore della notte, viene investita. Un altro caso per i poliziotti ferraresi. DUE QUADRI NEI QUALI MI IDENTIFICO I girasoli di Van Gogh e un astratto di Kandinsky. ACQUISTA "Cacciatori di falene" AMAZON SITO DELL'EDITORE
Presenta Autore di Patrizia Benetti, autrice LFA Publisher con il suo ultimo romanzo content media
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Elisa Averna
06 mag 2022
In Altro
Carissimi colleghi autori, soprattutto autori di thriller, vi inviterei a cimentarvi nel nuovo stile narrativo "breathless" (senza fiato). In che cosa questo consiste? In un flusso di parole da leggere senza interruzioni, proprio tutte d'un fiato! Aiuto!😮 No, tranquilli! Esiste la punteggiatura, ma non esistono le parti descrittive, perchè la storia è affidata interamente a dialoghi serrati ma esplicativi. Con breathless tutto si è evince dal botta e risposta tra i personaggi, dalle loro connotazioni fisiche e psicologiche all'ambientazione, dal loro stato d’animo reale a quello che eventualmente fingono, dal contrasto tra ciò che dicono e ciò che pensano, che non sempre può coincidere. Breathelss è uno stile narrativo che ribalta la struttura narrativa classica, stile studiato per incrementare la tensione. Breathless quindi unisce la struttura dialogica delle pièce teatrali (senza però avvalersi - essendo un romanzo - di scenografie e di voci e rumori fuori campo) con la suspense del genere thriller. La narrazione, proprio perché affidata interamente ai dialoghi, ha lo scopo di catapultare il lettore nella storia, in modo che lui, per così dire, origli la conversazione tra i personaggi. Breathless nasce con "Chiamata dall'Inferno" un thriller psicologico edito per i tipi della Dark Abyss Edizioni. Nel caso specifico di questo romanzo i dialoghi avvengono per la gran parte al telefono tra due personaggi. Il lettore è come se vivesse un’interferenza telefonica, impotente rispetto a ciò che ascolta. Lo stile breathless è frutto di una mio personale indirizzo stilistico. Da lettrice, e quindi anche da autrice, amo lo stile minimalista, che sappia andare all’essenziale, uno stile quindi scevro da fonzoli, divagazioni e frasi obese, ipernutrite di aggettivi e avverbi, per evitare di perdere il focus della storia e appesantirla. Da giovani, la foga scribacchina porta spesso a essere barocchi. E io lo so bene, perché ho un bel po’ di romanzi scritti in giovane età ancora nel cassetto. Al solo pensiero del lavoro di pulitura dal troppo mi sento terrorizzata. Riuscire a dire tanto usando poche parole credo che sia il traguardo agognato di ogni scrittore. La scrittura meno è didascalica e più è effice. Compito dello scrittore è scrivere affinchè il lettore crei il suo film nella sua mente. Leggere e immaginare dovrebbero diventare un’unica azione. Personalmente non amo leggere libri predigeriti dall’autore e affagore nel suo narcisismo. L’autore mi deve preparare il piatto, il suo meraviglioso piatto, ma io lettore non voglio essere né imboccato, né voglio che l’autore mastichi i bocconi del piatto da lui preparato al posto mio. Per questo credo che dosare i dettagli sia basilare. Non è semplicissimo scrivere nello stile breatlehess, perché contrariamente ai testi teatrali, non sono descritte neanche le scene e né sono specificati i personaggi che, di volta in volta, prendono la parola e i dialoghi, inoltre, possono essere intrattenuti anche da più di due personaggi. Tuttavia sono certa che gli autori che vorranno mettersi alla prova si divertiranno tantissimo.
Sei un autore di thriller? Ti presento un nuovo stile letterario: breathless (senza fiato) content media
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Elisa Averna
05 mag 2022
In Presenta Autore
Cari lettori, in questo "Presenta Autore" abbiamo il piacere di avere ospite Maria Benedetta Errigo, autrice Dark Abyss Edizioni con il suo ultimo romanzo "Non sono abbastanza" ☺️ PIANTA CHE MI RAPPRESENTA Mi sento spesso una pianta grassa. Avete presente quelle piccole piante verdi che restano lì e dicono poco, sulle prime. Poi, però, se trovano anche un minimo di terreno favorevole iniziano a fare fiori deliziosi e colorati. Ecco io sono un po’ così. Ci metto un po’ prima di dare confidenza e sembro spesso sulle mie. Invece è solo una forma di timidezza, che nasconde i fiori colorati. CHE COSA LEGGO Leggo un po’ di tutto. Dall’Horror alla saggistica. Mi piace leggere la quarta di copertina e se l’argomento mi attira allora è fatta. Quel libro viene a casa con me. In questa maniera ne ho già adottati parecchi, tanto che ora come ora sono alle prese con il problema di dove metterli visto che la libreria è colma! Ma questo è un problema che è comune a molti di noi. E ogni volta mi dico che smetterò di prendere libri per un po’. Tanto poi torno a casa, comunque, con un sacchettino pieno di libri, ogni volta, sì! CHE COSA SCRIVO Spazio dall’horror al romance all’erotico. Sembra magari strano accostare questi generi, ma io credo che in fondo ci sia un denominatore comune tra loro. Intendo sentimenti, positivi o negativi, che ti possono portare a comportamenti estremi. E questo in tutti i campi della nostra vita. Così, mi piace studiare gli aspetti e le passioni che certi sentimenti possono suscitare e dipingere uno spaccato di vita, che sia di luce o di buio. IL MIO ULTIMO ROMANZO Il mio ultimo romanzo si intitola "Non Sono Abbastanza" ed è edito da Dark Abyss Edizioni. È un romance, un romanzo di narrativa. È presente una storia d’amore, ma è più il percorso interiore di una giovane donna che si trova divisa a metà tra passato e presente, con un futuro ancora incerto. È un racconto di scelte da compiere, non sempre comode, soprattutto da far capire a chi ti sta accanto. Ci sono cadute dalle quali ti rialzi, sola, sempre con la consapevolezza che sei solo tu a dover contare su te stessa. È una storia di rinascita interiore e, come amo dire, la descrizione della forza delle donne. DUE QUADRI NEI QUALI MI IDENTIFICO Il primo è sicuramente L’Incredulità di San Tommaso del Caravaggio. Mi è sempre piaciuto questo quadro dove il santo deve infilare il dito nella ferita di Gesù per convincersi che è lui ed è risorto. Ecco, io sono un po’ così. Devo toccare con mano per credere a qualcosa e non è che sia sempre una cosa positiva! Poi amo il gioco di luci che Caravaggio riusciva a creare in tutti i suoi lavori. Il secondo quadro con cui mi identifico è sicuramente Il Bacio di Klimt. A parte i colori, che sono la cosa che visivamente attira subito, penso che questo lavoro sia la somma di quel che ho detto prima quando parlavo di sentimenti passionali. Qui si vede subito come la stretta tra i due giovani sia allo stesso tempo delicata, ma passionale, eterea, ma anche carnale. Una esplosione di sentimenti contrastanti. Un po’ come le cose che scrivo io. CLICCA QUI: PER SCOPRIRE DI PIù SU " NON SONO ABBASTANZA"
Presenta autore di Maria Benedetta Errigo - Autrice Dark Abyss Edizioni content media
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Elisa Averna
31 mar 2022
In Recensioni Autori Emergenti
Titolo: Dentro di me Autore: YARI LOIACONO Editore ‏: ‎ Publishing Flower (9 dicembre 2021) Lunghezza stampa ‏: ‎ 207 pagine Link d'acquisto L'autore Yari Loiacono è nato a Livorno, in Toscana, il 7 luglio 2003, ha sempre scritto sin dall’infanzia, seppur ci sia stato un periodo di totale assenza della scrittura nella sua vita, essa stessa è una colonna fondamentale per descrivere ciò che è. Ha ricominciato a scrivere con costanza e determinazione grazie al primo lockdown, un periodo di stallo che lo ha portato a riflettere sulle sue esigenze e a quanto effettivamente per lui fosse necessario scrivere: il primo manoscritto ad aver completamente prodotto è “Camp BlackMont”, che ancora è nel cassetto in quanto estremamente privato. Pertanto questo è il primo libro che pubblica, gli unici lavori la quale hanno visto la luce sono dei racconti vincitori di vari concorsi e presenti in delle antologie. Iniziò a scrivere “Dentro di me” a inizio dicembre 2020 e nella seguente opera ha voluto trattare svariati temi sociali, fra i quali la violenza psicologica e fisica, seppur inglobati in un contesto horror e poco realista. QUARTA DI COPERTINA/DESCRIZIONE A causa di un irruente incendio, una famiglia è costretta ad abbandonare il proprio villaggio per dirigersi verso una nuova casa. Tra i genitori Kristus e Emeline e i figli Draimon, Eda, Yosiel, Melia, Amelie e Thomas, nasce una discussione che porta Amelie a distaccarsi. La giovane, sin dalla prima sera, nota delle stranezze. A peggiorare la situazione, già ardua di per sé, vi è pure il clandestino rapporto incestuoso con Draimon, che deve evitare e sopprimere in ogni modo possibile. Il mattino seguente si recherà al villaggio più vicino. L'incontro con la piccola cittadina non andrà a buon fine, dato che, otterrà solamente un terribile dialogo con Erika. Tutto comincia ad andare storto. Amelie comincerà a gironzolare per i boschi e incontrerà un gruppo di giovani ragazzi. Scoprirà dei dettagli che le riguardano e a cui non darà peso, pensando addirittura che sia soltanto un sogno. Una serie di sciagurati eventi la porteranno a dover affrontare situazioni complicate. Chi è in realtà Amelie? Sarà in grado di guardare al futuro riprendendo in mano la sua vita? PREMESSA Per uno strano scherzo del destino, pur avendo sbandierato ai quatttro venti che non sono una lettrice accanita del genere fantasy, sto recensendo solo romanzi di questo genere. In qualche modo questi romanzi vengono a me, mi cercano e mi trovano. Amo spaziare e sperimentare quindi non mi sottraggo quasi mai a una proposta di lettura, soprattutto se mi arriva inattesa come una torta in faccia. Oggi vi parlerò di un romanzo di un giovanissimo autore, un creativo di primo latte, che ha tutte le premesse per crescere robusto e sano nella sua carriera in campo narrativo. Yari loiacono è un diciottenne con in tasca una certa dose di spavalderia e audacia non comuni. Il suo romanzo è per tutti? No, direi proprio di no! In più punti ho dovuto saltare qualche riga perché il suo non è un semplice “fantasy e viva la vita”, ma un fantasy dark horror, quindi implicante scene soavemente splatter, sì, soprattutto “soavemente”! (Yari, questo avverbio te lo dedico, perché so che ti piacciono!). Mi permetto di scherzare con il nostro giovane autore, perché so che sa cogliere e apprezzare l’ironia. Loiacono non ha paura di mettere mano a temi torbidi, quali incesto e abusi in famiglia (temi che hanno trovato in me un’alleata, giacchè li ho trattati anch’io, sebbene in romanzi storici e di formazione). Loiacono ha una penna che usa come un’ascia che scarnifica la sensibilità del lettore e sa osare. D’altronde, se non si osa alla sua età, allora quando? Il suo mondo è fatto di tante cose, un delirio ben organizzato, dove sogno e realtà si mischiano per avviluppare il lettore nel suo racconto e farlo uscire alla fine stordito. IN COMPAGNIA DI AMELIE La storia prende avvio da un incidente domestico: un incendio di cui non si conoscono le cause, almeno non nell’incipit del romanzo. La famiglia di Amelie, che, come avrete letto nella quarta di copertina, è la giovane protagonista, è costretta a trasferirsi in un nuovo villaggio, visto che la sua casa è stata divorata dalle fiamme. L’incontro con Amelie non è stato dei più semplici. La ragazza proviene da una famiglia disfunzionale: una madre che odia il marito, ma che non reagisce alle sue nefandezze, se non tradendolo; un marito “padre-padrone” deviato; e quattro fratelli con cui la ragazza instaura rapporti diversi e complessi. Il trasferimento è fonte di grande sofferenza da parte di Amelie, una sofferenza che si aggiunge alle altre che la affliggono. «Non voglio andarmene, io amo questo posto! Come potrò mai essere felice in un luogo tanto solitario?» Amelie subisce la decisione presa dal padre despota. Nulla valgono le parole dell’anziana signora che ha trovato alla famiglia di Amelie un nuovo alloggio. Impara sin da ora a viaggiare senza legarti troppo a un luogo La ragazza non riesce a vedere nulla di buono in quella situazione. Il suo malessere aumenta una volta all’interno della casa nuova, che non è altro che una lurida catapecchia. Amelie vive un disagio psichico sempre più forte, si ammala ed è tormentata da incubi e fatti paranormali di cui non si dà ragione. Ad aggravare ciò, sono le ben poco cristalline dinamiche familiari, le imposizioni del padre, i pungolamenti di Eda e il sentimento incestuoso che tenta invano di reprimere nei confronti di Draimon. La tristezza di Amelie, la sua malinconia, arrivano al lettore addosso come una doccia fredda. La sua è una famiglia corrotta da brutture inaudite, da complicità nauseabonde e da segreti di Pulcinella che rivelano la meschinità di ogni membro, che pur sapendo, non interviene, ma gode o sfrutta la situazione. Amelie è sola. Tremendamente sola. Colma la sua solitudine e il suo bisogno di conforto con un rapporto incestuoso. Il fratello Draimon è il suo amore e nel contempo il suo, forse inconsapevole, aguzzino. Draimon saccheggia l’anima della sorella rendendosi agli occhi di Amelie l’unico capace di portare sollievo alla sua vita. Amelie soffre nel classico “silenzio assordante”. Il suo incoscio la fa viaggiare in una dimensione onirica aggrovigliata, dove i confini tra vero e falso sono flebili. Un giorno, la ragazza si avventura nella foresta e resta colpita da un gruppo di ragazzi con abiti di diverse epoche che danzano attorno a un falò, per poi dedicarsi a un’orgia collettiva. Amelie viene edotta da una donna del gruppo che i partecipanti del rituale sono tutti spiriti della foresta, uccisi un tempo da Petunia, la signora della foresta, padrona del “baule delle meraviglie!” È l’inizio della fine. Amelie è confusa e spaventata. Non vuole credere a nulla. Si ripete che è tutto frutto della sua immaginazione. La ragazza continua a essere preda di incubi. Cerca conforto nella sua parte razionale, ma non lo trova. Torna nella foresta. La curiosità e la voglia di scoprire quanto di vero ci sia in ciò che le è stato detto la spingono a cercare il famigerato baule. Trovato il baule, ne aprirà i lucchetti, dando avvio, senza volerlo, a una maledizione assopita da tempo. È l’inizio della fine. Una sequela di tragici eventi colpiscono la sua famiglia. La ragazza si sente responsabile. Difatti, almeno in questa occasione, la sua famiglia, nonostante i peccati di cui si è macchiato ogni membro, è incolpevole. Amelie quindi vuole spezzare la maledizione e fermare la terribile Petunia. La ragazza precipita senza possibilità di tornare indietro nel baratro della follia, violando ogni barriera del politicamente corretto. Il suo declino pschico e la sua incapacità di gestire il male subito la porteranno a passare dall’essere vittima all’essere carnefice. E qui, il tema della vendetta diventa centrale nel racconto, fino a sfumare in una possibiltà di riscatto per la sventurata. TEMI TRATTATI Il romanzo tocca tematiche complesse e delicate, difficilmente digeribili, in primis il tema dell’incesto e della violenza sui minori. Gli altri temi toccati, ossia omertà familiare, omosessualità, odio e vendetta offrono al lettore diversi spunti di riflessione. Tuttavia, il modo in cui sono trattati potrebbe non trovare accoglimento ai non avvezzi al genere fantasy, dove il “surreale” diviene reale, e ciò che, per esempio, in un romanzo di formazione, risulta grottesco diviene nel “mondo dove tutto è possibile”, appunto possibile. AMBIENTAZIONE La storia è ambientata in un luogo e in un’epoca indefinita. L’abitazione in cui si trasferisce la famiglia di Amelie è una catapecchia immersa nella vegetazione, fuori dal villaggio e dalla foresta maledetta, che ha un ruolo primario nella svolgimento della trama. È lì, difatti, che Amelie si imbatterà nelle strane presenze e nel “baule delle meraviglie”, che, come già rilevato, tutto sono fuorché “meraviglie”, quanto invece una sequela di mostruosità. PERSONAGGI Kristus ed Ermeline sono i genitori di Draimon (con cui Amelie ha un rapporto incestuoso), Eda (che odia Amelie e la provoca), Yosiel, Melia, Amelie e Thomas. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati. Erika è lo spirito che Amelie incontra nella foresta e che la mette in guardia sulle insidie del posto: «Fuggi via da questo posto prima che la sventura piombi su di te e le persone che credi di amare. Corri lontano e non ti fermare, miserabile stolta!» Petunia, la terribile Petunia, ha un passato di grande sofferenza. Chi è Petunia? Perché Amelie è da lei risparmiata? Parlare di Petunia implicherebbe spoileroni che voglio evitare, quindi mi taccio. LO STILE DELL’AUTORE Quando leggo un romanzo di un autore emergente mi chiedo “questo autore sa scrivere?” E dunque “Yari Loiacono sa scrivere?" Sì, sa scrivere, ha un’arte in mano che, certamente, saprà affinare con il tempo. In questo romanzo Loiacono usa un linguaggio spesso aulico evitabile e uno stile barocco, quindi iper-nutrito di aggettivi e avverbi tanto frequenti quanto ravvicinati, soprattutto avverbi in –mente, che affaticano la lettura. Perdonabile? Sì, perché nonostante questo uso-abuso, che talvolta fa girare la testa, Loiacono è riuscito a non far perdere mai il lettore nelle vie impervie della storia e a tenerlo sempre concentrato sulla trama. Raramente noto negli autori emergenti la stessa vivacità espressiva che ho notato in lui. Sono certa che Loiacono saprà nel tempo snellire lo stile dalle sovrabbondanze lessicali. D’altronde, quando si è giovani, si ha bisogno di dire tanto, tanto, tanto, per poi scoprire, con l’età, che si può dire tanto anche usando poche parole. In Loiacono questo minimalismo è già in essere, perché lui sa, se vuole, anche esprimersi in modo ermetico: ne ha dato prova in diversi passaggi del romanzo in cui va all’essenza. Nota stilistica di pregio: ha un vocabolario esteso e sceglie con cura le parole. TARGET Consiglio questo romanzo, ovviamente, a un pubblico adulto impermeabile a scene splatter e non troppo cavilloso “sui perché e sui per come”, e a tutti gli amanti del genere dark fantasy e horror.
Recensione "Dentro di me" di Yari Loiacono content media
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Elisa Averna
29 mar 2022
In Recensioni Autori Emergenti
Recensione di Elisa Averna TITOLO: L'Infeno è femmina AUTORE: Arianna Petracin EDITORE: Dak Abyss Edizioni DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 novembre 2021 SERIE: autoconclusivo GENERE: Dark fantasy ironico con una sfumatura romance PAGINE: 230 DESCRIZIONE/QUARTA DI COPERTINA Becca sta per compiere diciannove anni, ha degli occhi eccezionalmente chiari e un carattere eccezionalmente forte. Alla vigilia della sua festa, le viene svelato un segreto che nemmeno lei sapeva di celare. Così inizia la sua nuova vita in un mondo che le è congeniale, perché la perfezione non è umana, ma divina. Oppure… “L’inferno è femmina” è un dark fantasy ironico, ambientato in un inferno colorato e barocco, estremo come la giovinezza. Tra demoni spietati e giocosi, angeli algidi e licantropi fedeli si dipana la vicenda di Becca, che di quel mondo è la quintessenza al femminile. PREMESSA Potevo mai perdermi un romanzo dove tra i personaggi sapevo che Lucifero avrebbe avuto il suo bel posto? No! D’altronde la figura di Lucifero mi ha sempre incuriosito. A scanso di equivoci, premetto che sono areligiosa, immune come altri umani da qualsiasi forma di indottrinamento mentale e che considero la Bibbia un bellissimo fantasy, il primo vero grande fantasy della storia, aperto a mille interpretazioni allegoriche e non certo a una univoca e grottesca interpretazione letterale. Credere quindi in Lucifero, in Matusalemme o in Paperino per me, sotto certi aspetti, non fa molta differenza. Fin da ragazzina, non mi sono mai tornati i conti su ciò che sentivo narrare sul diavolo tentatore, a cominciare dalla scena al centro del peccato originale descritta nella Genesi con un alto tasso di misoginia. Mi riferisco alla cosiddetta “mela del peccato”, la mela colta e mangiata dall’albero della conoscenza a causa della tentazione indotta da Lucifero prima su Eva e poi su Adamo per mezzo di Eva. Lucifero, come dice il suo stesso nome, “portatore di luce” e quindi di conoscenza, ha portato al mondo la luce, la conoscenza. Perché identificarlo con il male? Ma perché? La conoscenza è forse un male? Il peccato di cui Adamo ed Eva si macchiano e per il quale sono cacciati dal Paradiso mi suscita la stessa tenerezza del peccato di Hybris (ὕβϱις), topos della tragedia greca, alla quale si aggiunge una maggiore perplessità. Eh sì, perché se Dio, da una parte ha creato l’uomo “a sua immagina e somiglianza”, dall’altra non ha voluto che l’uomo divenisse come lui: ha voluto anime subordinate, quindi ha punito Adamo ed Eva. Una storia controversa, già. Lucifero il ribelle, guarda caso, in molti scritti apocrifi appare come “salvatore dell’umanità” tenuta nell’ignoranza. Siamo dunque sicuri che le cose stiano come la tradizione canonica ci tramanda? E se il racconto fosse diverso? Insomma e se il racconto fosse un altro? E se Lucifero fosse stato un angelo buono, se non eroico? Proviamo a immaginare un’altra “favola”. Lucifero, l’angelo più bello, puro e vicino a Dio, ha il coraggio di assumere sulle proprie spalle tutto il male del mondo, su richiesta di Dio stesso, perché nessun altro angelo è in grado di accettare un tale ingrato ruolo. Un angelo disposto a perdere tutto, saggezza, bellezza, luce, purezza e virtù per assecondare il volere di Dio. E dunque ecco profilarsi un racconto diverso sulla figura di Lucifero, che potrebbe recitare più o meno così: c’era una volta il Paradiso popolato da innumerevoli angeli, ognuno con il proprio ruolo. Un giorno Dio dice: “Un nuovo compito dovrà essere assunto da uno di voi: farsi carico di tutti i mali del mondo.” Nessun angelo si fa avanti. Alla fine Lucifero, sapendo che non avrebbe più avuto niente e che sarebbe stato solo maledetto e biasimato, si offre: “Padre, farò io ciò che chiedi. Perderò ogni cosa, la grazia, la bellezza e l’amore dell’uomo. Io sarò il tuo servo.” Lucifero rinuncia così alla massima beatitudine, e, da primo quale era, diviene l’ultimo, prendendosi addosso tutto il male del mondo, le cattiverie, gli insulti, le maledizioni e le colpe. L’angelo servitore e non ribelle è fatto sprofondare nelle viscere della terra per diventare il tentatore di tutti i mali, il gran corruttore dell’umanità. Per sempre? No! Fino a quando l’uomo vorrà cercare la fonte di ogni male all’esterno di sé e non in sé. Ma la favola potrebbe essere un’altra e un’altra ancora e ancora un’altra e la figura di Lucifero comunque riabilitata da quella voluta dalla tradizione. E ora veniamo al libro di cui vi voglio parlare. RECENSIONE VAI ALL’INFERNO! MAGARI GRAZIE! I romanzi che Dark Abyss Edizioni pubblica sono tutti particolari, trattano temi scomodi in modo altrettanto scomodo. E così nel romanzo di Arianna Petracin ci troviamo catapultati all’Inferno. All’Inferno? Mamma mia, che paura! Ma no! È un Inferno dove la prima regola è divertirsi, grazie ai suoi abitanti bizzarri e vivaci, e la seconda è desiderare di esserne parte, in nome di un edonismo che appaga tutti i sensi, un Inferno dove l’invito “Va all’Inferno”, come rilevato dalla stessa autrice, diventa il migliore degli auguri da indirizzare a qualcuno. E come darle torto? Bellezza e allegria regnano sovrane, anche se schermaglie e dispetti tra i personaggi non mancano. Il suo inferno è spumeggiante, paradossale, lussurioso, lussuoso e, come dice la stessa Petracin, “ironico e barocco”. La bella Rebecca riesce persino a mettere in difficoltà ormonale gli angeli. 😯 Il racconto si muove tra gelosie, segreti di Pulcinella, battute e punzecchiate tra demoni, angeli, licantropi e streghe. Il lettore certamente si diverte a immaginare le fisionomie dei vari personaggi: chi vedrà bellezze da copertina patinata e chi (come me) interpreterà la loro perfezione similmente alle bellezze un po’ più grottesche e caricaturali proposte dalla grafica dei maestri degli anime (io ho immaginato Rebecca come una Betty Boop bionda e Lucifero come un Johnny Bravo in versione moraccione figaccione 😂). L’autrice mi perdonerà, ma non sono riuscita a prendere sul serio (dal punto di vista dell’immagine e non narrativo) un Lucifero che urla masticando pancetta croccante😜 e un Aidan arrapatissimo che parla di "servizietti"😂. Arianna Petracin è indubbiamente dotata di grande fantasia e senso dell’ironia (quindi mi perdonerà se, nel leggere il suo capolavorino, mi sono chiusa in una bolla di follia interpretativa). Non c’è scampo: iniziata la prima pagina, il lettore rimane intrappolato nel racconto. Una volta terminata la lettura, è impossibile non provare quella sensazione di “lutto” dovuta all’addio ai personaggi. TEMI L’Inferno è femmina è un arazzo dai colori sgargianti che tiene unite scene dai temi più disparati. Il lettore non si annoia mai tra rivelazioni, misteri, passioni umane, legami familiari e di amicizia, rapporti d’amore e amori non corrisposti (povero Nash il licantropo!), battutine affilate, liti, siparietti, scaramucce, intrighi, angeli sbefeggiati, battaglie fino all’ultimo sangue, prove di resistenza alla luce degli angeli, punizioni crudeli. Sempre nel segno della leggerezza, quello di Arianna Petracin rimane un inferno caratterizzato dai vizi, in particolare gola e lussuria, ma ben lontano dall’Inferno dell’immaginario collettivo condizionato dalla tradizione canonica. PERSONAGGI I personaggi sono tutti ben caratterizzati, a cominciare dalla protagonista Rebecca, una ragazza arrogantella, spocchiosetta e che sa fin troppo bene il fatto suo. In realtà, la sua spavalderia cela le sue insicurezze e la sua vulnerabilità emotiva. Rebecca è disinibita ma anche affettuosa, capricciosa ma carismatica, un vero uragano pronto a travolegere chiunque si trovi sul suo cammino. Travolge davvero tutti grazie al suo carattere allegro e alla sua dirompente bellezza. La ragazza conduce una vita normale da umana, finché la sua vita non è sconvolta da una rivelazione inaspettata sulle sue reali origini. E così la diciannovenne si trova catapultata in una realtà altra, una realtà che però non la turba affatto: non un tentennamento, se non una lieve perplessità iniziale. Rebecca non prova scossoni emotivi per il cambiamento di vita. Si adegua e accetta quasi divertita il suo nuovo status di… Insomma, nella sua nuova vita, aderente al suo essere, la ragazza è completamente a proprio agio, fino a sovvertire le regole dell’Inferno da brava femminista. Quindi no, il suo personaggio non conosce alcuna progressione psicologica nel processo di accettazione, né un particolare vuoto emotivo per il distacco dalla famiglia che l’ha cresciuta, né quella normale evoluzione interiore che si dovrebbe avere dinnanzi a un radicale cambiamento di vita. Rebecca rimane fedele a se stessa in ogni circostanza e fino alla fine. Una lacuna sulla caratterizzazione del personaggio? Certamente sì in un altro contesto, ma qui siamo nel regno “del tutto è possibile” e quindi possiamo anche accettare Rebecca con le sue lacune emotive e con la sua spiazzante abilità nell’usare i suoi poteri come se li avesse sempre usati e tante altre piccole cose che, diversamente, non avrebbero fatto tornare i conti al lettore. Rebecca rimane così viziata e coccolata nella Terra come nel Regno di Lucifero. Per fortuna, però, non tutti gli abitanti degli Inferi e del Paradiso sono entusiasti del suo ritorno e ciò porta un po’ di realistico trambusto. Bella all’inverosimile, Rebecca seduce chiunque incroci i suoi occhi di ghiaccio, identificativi della sua stirpe. La sua aura seducente e il suo profumo di vaniglia attirano irresistibilmente. Mette in difficoltà persino l’arcangelo Micheal, fratello di Lucifero. Aiuto! A quale dei sui innumerevoli pretendenti si concederà la giovane fanciulla? Il suo orgoglio avrà la meglio sui suoi sentimenti? Aidan, figlio di Lucifero, è un ormone ambulante, sexy e con addominali ben definiti. Dotato di una buona dose di arroganza, non guarda in faccia a nessuno pur di ottenere ciò che vuole. Orgoglioso e apparentemente distaccato, è tuttavia pronto a mettere in gioco sé stesso per amore. Non posso crederci, è qui che dorme tra le mie braccia. Mi ama, mi ama quanto io amo lei. Ho sprecato mesi e solo per orgoglio e paura. Sono il principe degli Inferi, non dovrei temere nulla. Ma quando si tratta di Becca, tutto il mio mondo viene capovolto. Lucifero, il Signore del Male, nulla può di fronte alla dolcezza di Rebecca. Con lei è il cosiddetto “povero diavolo”. Le perdona tutto. Chi oserà ribellarsi al Signore del Male avrà la meglio? Ai posteri, in questo caso , al sequel, “l’ardua sentenza”. Luke e Ben, i fratelli di Becca, stravedono per lei e sono disposti a tutto pur di renderla felice e assecondarne i desideri. La viziano ma la temono allo stesso tempo. Belial, il padre di Rebecca, demone potente e temibile, con la figlia si scioglie in un brodo di giuggiole. STILE NARRATIVO Di questo romanzo ho amato, oltre la trama fresca e spassosissima, lo stile narrativo lineare, scorrevole e soprattutto pulito, senza fronzoli e dispersioni narrative. L’autrice, capace di andare all’essenziale, non ha infarcito il racconto di fastidiose divagazioni, inforigurgiti e descrizioni prolisse, che distraggono il lettore dal focus del racconto. Eh già, il suo è uno stile maturo, nella sua semplicità. Non è il libro dove potete trovare arzigogoli lessicali e inutili infiorettature, partorite dall’autocompiacimento stilistico dell’autore. Il racconto è fluido, senza intoppi di nessun tipo. Ho gradito anche le citazioni di grandi autori all’inizio di ogni capitolo, a tema con lo svolgimento della trama. Il cambio dell’io narrante (ogni personaggi offre la sua visione dei fatti, una tecnica narrativa che amo molto) lo rende un romanzo corale. TARGET Dando ragione al Pascoli, e che quindi in ognuno di noi vive un eterno fanciullino, consiglio questo romanzo anche a un pubblico post-adolescenziale, quindi a chiunque voglia leggere un romanzo diverso dal solito, divertente e spensierato, purchè questo "chiunque" sia libero da certo bigottismo e purché non si aspetti una sottotrama teologica o filosofica. Si tratta, difatti, di una lettura d’evasione, leggera e che sottende un bel messaggio: assecondare la nostra natura non tradendo mai noi stessi e questo a prescindere dai natali e dal contesto in cui viviamo. ACQUISTA SUBITO L'Inferno è femmina
RECENSIONE DE "L'INFERNO É FEMMINA" DI ARIANNA PETRACIN - DARK ABYSS EDIZIONI content media
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Elisa Averna
25 mar 2022
In Il Salotto del Recensore
DESCRIZIONE/QUARTA DI COPERTINA L’alba del mondo è appena sorta e uomini e Dei calpestano la stessa terra. Il Popolo sopravvive al buio e alla luce, che si alternano in lunghi periodi. Mord è il prescelto, la Guida alla quale gli Dei hanno donato il Marchio. Ma la sua autorità è messa in discussione quando viene alla luce un segreto taciuto troppo a lungo. Mentre il Popolo è diviso, la guerra incombe. Il Popolo non è solo. Il pericolo arriva dal mare, con navi imponenti e armi di ferro; uccidono, saccheggiano e razziano. La Veggente, colei che è in contatto con gli Dei, viene strappata dal villaggio. Così gli uomini si uniscono di nuovo e gli Dei rivendicano la loro potenza. Guerra, sangue, prodigi, ammonimenti. Il Popolo brama la rivalsa, cerca il castigo dell’invasore. Senza pietà, scoppia la battaglia fra il cielo e la terra. Cari lettori, questo Salotto del Recensore è dedicato al romanzo di Lisa Bilotti "Il sangue della veggente", dark-fantasy pubblicato per i tipi della casa editrice Dark Abyss Edizioni, No Eap d’eccellenza e atipica, che nasce con l’intenzione di dare voce ad autori fuori dagli schemi e di esaltare la luce dell’abisso, una c.e. che non ha paura di osare, di essere irriverente, dissacrante e, a tratti, “disturbante” (le sue cover, di certo, non passano inosservate). Il romanzo di Lisa Bilotti, come avrete letto nella descrizione, trasporta i lettori agli albori della civiltà, in un mondo primordiale, dove Dei di un pantheon molto ben strutturato e uomini nomadi che lottano per la sopravvivenza sono i protagonisti. Ho ancora in arretrato molte letture e recensioni, tra cui questa de Il sangue della veggente. Tuttavia, non ho resistito e ho voluto organizzare questo Salotto con tre simpatiche e brave recensitrici. ☺️ Chi prenderà posto su poltrona e divano? Tre fantastiche book blogger, pronte a scambiarsi opinioni su questo originale e molto ben scritto ennesimo gioiellino Dark Abyss Edizioni NEL VIVO DEL SALOTTO La macchina del tempo si è accesa per portarvi agli albori della civiltà. Tutte a bordo, forza, ragazze! Quale luogo del romanzo vorreste visitare per primo e perché? SANDY Andrei diretta da Mord e dalla sua tribù – in quest’ordine. Mi piacerebbe essere spettatrice di tutti i loro rituali di raccolta e caccia e visitare l’interno dei loro igloo – non in quest’ordine. Parlando dei rituali di raccolta e caccia, devo ammettere che nel romanzo hanno rappresentato un aspetto che ho amato tantissimo e che avrei voluto approfondire. Non mi sarei mai stancata di leggere. Lisa mi puoi scrivere un piccolo manuale sulla tribù? Qualcosa tipo: “Caccia, raccolti, usi, costumi della tribù. Come sopravvivere nella preistoria.” Grazie, molto gentile. PATRIZIA Il villaggio di Re Mord. La loro è una tribù nomade che vive in maniera quasi preistorica. D’inverno nelle igloo e d’estate nelle tende… dev’essere davvero affascinante sperimentare quella vita, vivere di ciò che la natura ti regala e respirare aria pulita. MARTINA Sicuramente il villaggio del popolo, la spiaggia e la foresta lì attorno. Amo l’aria aperta e ho amato questa ambientazione. Se aveste magicamente la possibilità di incontrare un personaggio del romanzo, chi scegliereste e che cosa gli chiedereste? SANDY Allora, vorrei incontrare Mord. Incredibile, vero? Sono sicura che nessuno, autrice compresa, se lo sarebbe mai aspettato. Sì, lo so. La mia preferenza per lui è scandalosa e credo si sia capito dalla mia recensione. Lo trovo un personaggio davvero interessante e ben costruito. Adoro che non creda agli Dei, il suo scetticismo si amalgama al mio e il suo carattere, cupo e iroso mi piace da morire. Non so però cosa gli chiederei... Forse se vuole rendermi la sua regina perché io lo so che è L’UNICO VERO RE del mio cuore. PATRIZIA Senza ombra di dubbio Mord. Il suo è un personaggio ambiguo, e forse proprio per questo mi ha subito affascinato. Io sono per carattere molto riflessiva, osservo molto prima di dare fiducia e aprirmi alla gente, e di solito ne indovino sempre la personalità. Mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con lui, per capirlo, o forse smascherato, perché in realtà non me la racconta giusta. Più di tutto però vorrei chiedergli come sono cambiati i suoi sentimenti nei confronti di sua madre dopo aver scoperto il suo segreto. Questo è un punto che nel romanzo non è stato approfondito e che mi ha molto incuriosita. Poi c’è il suo rapporto con Aedan, ma meglio non spingersi troppo in là per evitare spoiler. MARTINA Direi Huna perchè è un personaggio che ho trovato molto interessante, forse le chiederei della sua infanzia, del rituale per diventare Veggente, mi piacerebbe sapere di più della sua storia personale. Tre aggettivi per descrivere Il sangue della veggente? SANDY Originale. Profondo. Oscuro. PATRIZIA Suggestivo, intrigante, originale. MARTINA Appassionante, originale, selvaggio. Un aggettivo per descrivere Mathya? SANDY Inevitabile. La sua morte è il meccanismo che mette in moto la trama del libro. Nonostante ci sia dato poco da sapere sul suo conto, la sua breve comparsa è essenziale per lo svolgersi delle vicende che leggeremo ne Il sangue della veggente. PATRIZIA Indifesa MARTINA Direi che è un personaggio sicuro di sé, anche delle proprie fragilità umane davanti ad un mondo molto più grande di lei, la vediamo per poco ma sappiamo che nessuno la sottovaluta. Inventatevi un dispetto per il personaggio che vi è stato più antipatico o ditegliene quattro! SANDY Vorrei dire a Aedan che è solo la versione “di prova” di Mord. E’ come la prima ciambella che fai e non viene con il buco, quindi la getti via e poi inizi con le ciambelle quelle belle bellissime, super deliziose, piene di glassa e zuccherini. Quindi, Aedan, anche se ti impegni non ce la può fare contro l’unico vero re. Mpf. PATRIZIA Devo essere sincera, ogni personaggio ha avuto degli alti e bassi e ognuno di loro mi è stato a tratti antipatico, persino gli Dei. Non saprei sceglierne con fermezza uno, perché più o meno tutti per me, sono stati ambigui e poco chiari. Se proprio devo però, direi i Saggi, gli anziani del villaggio. Sono gli unici di cui non ho davvero compreso il ruolo, dopotutto Mord ha ricevuto il marchio e come tramite con gli Dei ha già Huna, la veggente. Che utilità potrebbero mai avere? Un dispetto? Mmmh, non sono brava a fare i dispetti, diciamo che ormai ho superato da un pezzo l’età in cui li facevo. Insomma Mord in questo è molto più bravo di me! MARTINA Esiste qualcuno più insopportabile di Mord? Che faccia pace con il cervello e la smetta con tutta quella boria! Ci sono state scene in cui l’ho odiato tantissimo, mai che si faccia un esame di coscienza ben fatto! Sicuro è o dell’ariete o della vergine altrimenti non si spiega! Che cosa pensate dello stile letterario dell’autrice? SANDY Lo amo, non saprei in che altro modo esprimermi. Cari lettori, Sandy, si sta riferendo allo stile dell'autrice. Confermi, Sandy? Sono stata incantata da ogni frase scritta. Il sangue della veggente non è un libro che rispecchia completamente i miei gusti, questa non sarà una sorpresa per chi mi conosce. Ho letto pochi dark fantasy, perché lo stampo non è totalmente nelle mie corde. Senza contare che prediligo una forte componente romantica nelle storie – cosa che qui non c’è se non contiamo la mia relazione con Mord. Tuttavia non riuscivo a staccarmi dalle pagine durante la lettura. Sono stata incantata da questo bellissimo mondo preistorico, raccontato con grande abilità e cura dall’autrice. Lisa ha una penna eccezionale, che sono sicura ha fatto e farà invidia a molti. PATRIZIA Lisa Bilotti ha uno stile molto particolare, sicuramente adattato e performato al genere e all’ambientazione che ha scelto per la sua storia. È uno stile elegante e semplice allo stesso tempo, e che in qualche modo riesce a lasciare al lettore quella sensazione di oscuro mistero che contribuisce a rendere il sangue della veggente un romanzo intrigante e di forte impatto. Di sicuro lascia il segno! MARTINA A me è piaciuto, l’ho trovato asciutto, che non si perde in fronzoli e sentimentalismi il che per me è un bene. Ho apprezzato anche che non ci fossero storie d’amore a spostare troppo la trama e che in generale i sentimenti vengano messi dietro ai propri doveri, leggiamo fin troppo spesso libri in cui i sentimenti vengono messi davanti a tutto ma nella vita, lo sappiamo, non sempre è così ed è bello vedere rappresentata anche questa realtà, questo senso del dovere. Mi è piaciuta anche la caratterizzazione dei personaggi, alcuni li vediamo poco ma abbiamo chiara la percezione della loro bussola morale, di quali sono le motivazioni che li spingono. A chi consigliereste di leggere questo romanzo? SANDY Consiglio questo romanzo a tutti gli amanti... Scusa, Sandy, mi deve essere uscito male il copia e incolla. Prego, continua pure ora! Perdonami, ti offro un gelato preparato da Mord. ... generi più semplici e meno oscuri, ma che vogliono leggere una bellissima storia, lasciandosi incantare da personaggi unici e caratterizzati meticolosamente. Lo raccomando tantissimo a chi, invece, cerca una storia ricca e forte in cui si affrontano temi importanti – come qui sarà la scissione tra uomini e divinità, fato e destino prestabilito. PATRIZIA Difficile dirlo, io stessa inizialmente avevo avuto qualche piccola perplessità, lo ammetto. La narrazione, inizialmente criptica mi aveva un po’ mandato in confusione, per poi prendermi e assorbirmi completamente. Quindi consiglierei Il sangue della veggente a tutti, ma proprio a tutti. Dategli una possibilità e non ve ne pentirete… assicurato! MARTINA A chiunque voglia immergersi in un ambientazione nuova e poco esplorata, a chi vuole avvicinarsi al fantasy da adulto e non sa da dove cominciare, a chi ama già il genere e cerca qualcosa di nuovo e meno conosciuto. C’è qualcosa che vorreste dire all’autrice? SANDY Non vorrei sminuire questo tuo bellissimo successo, ma io l’ho sempre saputo che Il sangue della veggente avrebbe raggiunto lettori e librerie. Se ripenso oggi, a quando lessi qualcosa di tuo per la prima volta, mi scende una lacrimuccia di commozione. Qualsiasi cosa che esce dalle tue dita che ticchettano sui tasti del pc è qualcosa che vorrei leggere e che leggerò sempre. Sono veramente fiera di poter stringere tra le mani il frutto di tanto lavoro, quel romanzo di cui ho sentito parlare e che rappresentava il tuo sogno – però tu ricorda che devi proteggere Mord sennò qui succede l’apocalisse. PATRIZIA Beh, che dire a Lisa? Non so proprio dove tu voglia andare a parare con il seguito di questo romanzo, e non riesco minimamente a fare ipotesi o immaginare i possibili sviluppi, ma ti prego… non ci tenere troppo sulle spine J MARTINA Io e l’autrice ci siamo scritte diverse volte prima, durante e dopo la lettura quindi di base lo sa già ma vorrei dirle di continuare così, di credere nella sua opera e nel suo progetto da scrittrice anche oltre a questa saga. Per favore Lisa, oltre a non far morire male Harve nel secondo volume, ti sarei grata se anche i suoi occhi rimanessero al proprio posto, io te lo dico così, poi fai come vuoi eh, però il mio piccolo cuore potrebbe restringersi di una taglia se accadesse ciò che temo. Quale altro romanzo vi aspettiate daLisa Bilotti? SANDY Mi aspetto sicuramente un sequel di questo romanzo. Il finale aperto ci fa capire che la storia non è finita ma è solo all’inizio. Se invece dovessi pensare a un altro romanzo… so quanto orrori cosmici e magia oscura ispirino l’autrice, quindi mi aspetto un altro fantasy dall’impronta molto oscura e sanguinolenta. PATRIZIA Non saprei, da quello che ho visto leggendo il suo romanzo, ho capito che Lisa è abbastanza imprevedibile… mi aspetto di tutto. Mi piacerebbe però continuasse su questo genere, perché ha dato prova di grande abilità e originalità. MARTINA Io e l’autrice ci siamo scritte diverse volte prima, durante e dopo la lettura quindi di base lo sa già ma vorrei dirle di continuare così, di credere nella sua opera e nel suo progetto da scrittrice anche oltre a questa saga. Per favore Lisa, oltre a non far morire male Harve nel secondo volume, ti sarei grata se anche i suoi occhi rimanessero al proprio posto, io te lo dico così, poi fai come vuoi eh, però il mio piccolo cuore potrebbe restringersi di una taglia se accadesse ciò che temo. Ringrazio ancora Sandy, Marta e Patrizia per aver partecipato e invito tutti a seguirle nei rispettivi profili IG e blog, Auguro a Lisa Bilotti una carriera letteraria sfolgorante e di volare sempre più in alto. Alla prossima! CLICCA QUI SOTTO PER NAVIGARE NEL BLOG DI PATRIZIA IN PUNTA DI CARTA BLOG DI PATRIZIA CLICCA QUI SOTTO PER ACQUISTARE IL ROMANZO DI LISA BILOTTI ACQUISTA IL SANGUE DELLA VEGGENTE
SALOTTO DEL RECENSORE SU "IL SANGUE DELLA VEGGENTE" DI LISA BILOTTI - DARK ABYSS EDIZIONI content media
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Elisa Averna
23 mar 2022
In Presenta Autore
Cari lettori, sono molto felice di ospitare in questo "Presenta Autore" SVEVA SIMEONE, autrice della Dark Abyss Edizioni, casa editrice che vola alto, grazie alle ali potenti dei suoi corvi. Chi sono i corvi? Gli autori e il team editoriale. Perché chiamarli corvi? Perché la DarkAbyss è simboleggiata dal corvo imperiale e non è un caso (il motivo è spiegato da Emanuela A. Imineo, direttrice editoriale, nell’intervista di cui vi lascio in calce il link). Sveva, con la sua prossima uscita del 21 maggio, è già pronta a stupirci con un romanzo horror che davvero promette bene. ☺️ PIANTA CHE MI RAPPRESENTA La pianta che più mi rappresenta è senza dubbio il bucaneve, un fiore talmente forte da riuscire a sconfiggere l'oscurità invernale, spuntando delicato in mezzo al gelo. Da sempre simbolo di speranza per il futuro, ma anche di cattivo presagio, secondo alcuni. Si destreggia tra positività e negatività, riuscendo comunque a sopravvivere in situazioni estremamente complicate. Un pò come me... la sua è una lotta continua, che insegna a non arrendersi mai. CHE COSA LEGGO Da sempre leggo prettamente tutto ciò che è horror. Le mie librerie sono stracolme di libri di Stephen King, Matheson, Lovecraft, per citarne alcuni. Se una storia è oscura, sicuramente ha tutta la mia attenzione. Mi piace leggere libri di scrittori poco noti, poiché spesso sono veri e propri gioiellini. Leggo qualcosa anche di genere dark fantasy, poche rarità, perché non sono una grande fan del genere, ahimè. Non leggo romance, tranne rarissime eccezioni, non ce la faccio, perdonatemi. Ho bisogno che la storia mi crei ansia, mi turbi, mi avvolga nelle sue grinfie e mi trascini nell'abisso. CHE COSA SCRIVO Il mio romanzo in uscita è un horror estremamente duro, crudele e a tratti cruento, edito da Dark Abyss Edizioni, dal titolo "La donna con l'abito nero". Esso racconta la storia di una creatura antica e famelica che per soddisfare la sua fame insaziabile e la sua smisurata vanità, seminerà morte ovunque e di un uomo che, suo malgrado, si troverà sul suo empio cammino... Il libro uscirà il 21 maggio 2022 in tutte le librerie fisiche, gli store online e su Amazon. DUE QUADRI I due quadri con i quali mi identifico maggiormente sono entrambi del mio pittore preferito: Van Gogh. Sto parlando della "Notte stellata" che mi infonde una pace pazzesca e "Il campo di grano con volo di corvi" dipinto in un' evidente stato di follia, ma proprio questo lo rende meraviglioso! Grazie, Sveva, per aver accettato di presentarti nel mio blog e grazie a tutti i lettori! Occhio a tutte le uscite Dark Abyss Edizioni e al romanzo di Sveva Simeone! CLICCA QUI SOTTO PER LEGGERE L'INTERVISTA ALL'EDITORE INTERVISTA DARK ABYSS EDIZIONI
Presenta Autore Sveva Simeone _ Autrice Dark Abyss Edizioni content media
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Elisa Averna
15 mar 2022
In Interviste ai Recensori
Carissimi lettori, potevo non intervistare un blogger con un nickname che ho adorato da subito? Ma certo che no! "Niente di audace esiste senza la disobbedienza delle regole" afferma Jean Cocteau e a una disobbediente come me già il termine "audacia" fa brillare gli occhi"! Ringrazio Giuseppe, “Il sommo audace” su IG, per essersi prestato a farsi strapazzare di domande da me, dopo una faticosa giornata da medico riabilitativo. Per la felicità degli amanti dei fumetti oggi parleremo con Giuseppe proprio di fumetti. 😍Chi non li ha mai letti nella vita? Forse nessuno, ma se qualcuno li ha dimenticati, oggi Giuseppe lo "riabiliterà" alla loro lettura. E ora sediamoci comodamente in poltrona e lasciamoci intrattenere sul tema fumetto da Giuseppe. Ciao Giuseppe, ci vuoi parlare un po’ di te? Sono nato nel 1984 in un paese della provincia di Taranto. Sono un medico e mi occupo di riabilitazione: oltre a essere un lavoro, è una passione che coltivo continuamente, cercando di non perdere mai l'entusiasmo. Amo la musica e guardo parecchie serie tv. Leggo praticamente da sempre, in gran parte fumetti: mi appassiona la Nona arte come mezzo espressivo e posso dire che il legame con i fumetti è cresciuto con me. Scoprirti medico mi ha suggerito subito un’immagine: dopo una giornata di lavoro, meraviglioso ma anche stressante, ecco Giuseppe intento a godersi un bel fumetto prima di addormentarsi per poi... Non ho letto tanti fumetti, ma ne ricordo uno in particolare che mi spezzò il cuore “Nana”, fumetto manga di Ai Yazawa. Come è nata la tua passione per il fumetto? La mia condizione di inguaribile lettore seriale mi ha portato a diventare un critico fumettistico amatoriale seguendo diverse strade. Collaboro con Lo Spazio Bianco, magazine online indipendente di critica, approfondimento e divulgazione sul fumetto, a partire dal 2011 (ne sono stato per alcuni anni redattore e rimango un collaboratore attivo). Nel tempo, oltre alla stesura di recensioni, news e interviste, ho contribuito all'ideazione e al coordinamento di Speciali tematici, realizzato reportage e dirette streaming da festival dal vivo e partecipato alla prima edizione del festival interamente in streaming Nuvole Digitali. Parallelamente, insieme ad altri amici ho fondato nel 2012 il blog de Gli Audaci, uno spazio autonomo nel quale esprimere la nostra passione per la Nona arte. Nel tempo abbiamo dato vita anche ai vari canali social: ultimo (solo perché nato da poco) il canale Twitch, con interviste ad autrici e autori del fumetto italiano, anche indipendente e analisi di fumetti e film. Per conto mio, con lo pseudonimo di Il Sommo Audace, ho dato vita a una pagina Instagram pensata per fornire consigli personali e condividere brevi analisi delle mie letture. La tua vocazione alla lettura dei fumetti da dove nasce? Hai un ricordo che vuoi condividere? La prima storia che ti appassionato? Ho incontrato il fumetto da piccolo, quando mio nonno mi regalò l’abbonamento settimanale a Topolino. Per il resto, ero parte di una famiglia di grandi lettori: nel 1995 ho iniziato a comprarne con regolarità e, incredibilmente, da allora non ho più smesso. Negli stessi anni ho iniziato a leggere libri e non ho mai smesso di cercare di mantenermi attivo con letture sempre differenti. Cerco di essere onnivoro e farmi un’idea ad ampio spettro: in ambito fumettistico “approfondisco” soprattutto il fumetto italiano (Bonelli come Tex e Dylan Dog, ma non solo), le graphic novel e i comics americani, mentre negli ultimi anni ho iniziato ad avvicinarmi con maggior costanza ai manga. Il primo fumetto che mi ha appassionato davvero è Dylan Dog. Cito in particolare il numero 108, "Il guardiano della memoria". L'aveva acquistato mio fratello, più grande di me, e io la prima volta che l’ho letto ci avevo capito poco: è un intricato affresco di memorie perdute e funzionari infernali, realizzato da un fumettista, Carlo Ambrosini, che dopo un paio d’anni dopo avrebbe iniziato uno splendido percorso autoriale con il suo surreale e onirico Napoleone. Che cosa cerchi negli autori in generale e negli autori di fumetti in particolare (oltre ai disegni che certamente in un fumetto sono fondamentali) ? Cerco sempre un guizzo, un "quid" che renda la lettura degna di essere portata avanti. Mi piace approfondire alcuni argomenti e approcci stilistici, cercare di conoscere meglio autrici e autori tramite il loro modo di esprimersi attraverso l’arte sequenziale del fumetto o attraverso l'arte della parola scritta. Come nascono le recensioni sui fumetti che leggi? Durante la lettura nascono spontaneamente delle riflessioni e in primis cerco in maniera più o meno organica di comprendere se gli approfondimenti tematici e i ragionamenti stilistici che sto sviluppando nella mia testa possono risultare fruttosi al punto da scriverci una recensione o se semplicemente ha senso lasciarli nella mia testa. Per me ormai non esiste praticamente più il “leggere per leggere” perché quando leggo penso spesso ad analizzare l'opera nelle sue varie componenti, ma non è quasi mai un processo che riesco a prefiggermi preventivamente, anzi: quando mi impongo di scrivere qualcosa spesso lo sento come un obbligo e non lo porto a compimento. Quali criteri di valutazione applichi nel recensire un fumetto? La mia valutazione parte dagli spunti di riflessione emersi dopo aver letto l'opera. Le opere ben riuscite in genere possiedono intrinsecamente quegli stimoli che portano a volerle approfondire, a prescindere dal fatto che possano mostrare piccoli difetti o meno (anzi, in quei casi cercare gli aspetti che non convincono fino in fondo diventa ancor più stimolante). Passando alla narrativa, perché so che sei anche un lettore attento anche ad altro, quali generi narrativi preferisci? In primis sono da sempre un amante della fantascienza in tutte le sue forme, nella narrativa, ma anche nel grande e piccolo schermo. Mi piacciono molto anche il noir e l'hard boiled, che ritrovo spesso alle radici di storie intriganti in grado di descrivere un contesto affascinante. Infine amo anche l'horror, ma solo in ambito fumettistico e letterario: al cinema e in tv non mi entusiasma, non è nelle mie corde, preferisco un buon thriller. Grazie ancora, Giuseppe! La tua passione ha rinverdito la mia e sono certa anche quella di molto altri lettori. Ricordatevi, amici del fumetto, di seguire Giuseppe nel suo profilo IG e di navigare nel suo bel blog. CLICCA QUI SOTTO E NAVIGA NEL BLOG DEGLI AUDACI
INTERVISTA A GIUSEPPE del blog gliaudaci.blogspot.com
IG Ilsommoaudace content media
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Elisa Averna
11 mar 2022
In Recensioni Autori Emergenti
TITOLO: Le campane di San Pietroburgo Autrice: Jessica Marchionne Editore: Words Edizioni Data pubblicazione: 18 gennaio 2021 Serie: autoconclusivo Pagine: 120 Genere: fantasy-storico – realismo magico BIOGRAFIA AUTORE Jessica Marchionne è nata a Sezze nel 1991. È laureata in ‘Editoria e scrittura’ e ha continuato a frequentare corsi e tirocini anche dopo gli studi nella speranza di trasformare la sua passione in lavoro. Legge da sempre qualsiasi genere anche se predilige il fantasy e lo storico. Ha un blog ‘Luce sui libri’ dove recensisce libri di autori emergenti e dispensa ogni tanto qualche consiglio. Ama i videogiochi, gli animali e pensa che l’autunno sia la stagione che meglio le si addice. Le campane di San Pietroburgo edito da Words Edizioni è il suo romanzo d’esordio. DESCRIZIONE/QUARTA DI COPERTINA Viktor è solo un bambino di dieci anni, quando riceve in dono dal fratello Ivan un diario, a dire del fratello, magico, perché capace di realizzare tutto quello che vi viene scritto. Viktor, dapprima scettico, si convince della magia di quell’oggetto offertogli dal fratello con tanto amore. Scrive nel suo diario tutti i suoi desideri e gli affida il suo sogno di diventare Zar. Ma la sua vita, con il ritorno di Lenin e l’inizio della rivoluzione, è destinata a essere stravolta: viene venduto dal padre a uno strano uomo di nome Gavril, segnato dalla perdita di moglie e figli. Di loro gli resta solo un orologio fermo, che all’improvviso riprende a ticchettare con l'arrivo di Viktor. Quando Palazzo d’Inverno viene attaccato, però, tutto sembra perduto ancora una volta. Anni dopo, Viktor incontrerà Anastasia Romanov, e insieme a lei, dopo essere diventato Zar, riconquisterà la città fino all’avvento di Stalin. Ma ecco che, quando le campane di San Pietroburgo risuoneranno, il diario rivelerà ancora una volta la sua magia. E cosa ne sarà di Gavril, legato a quell’orologio che segna il tempo in bilico tra la vita e la morte? Nella Russia di Lenin e Stalin, della fierezza imperiale dei Romanov, tra la neve, le rose e il sangue "Le campane di San Pietroburgo" mescola realtà e finzione, storia e fantasia, in un intreccio ricco di avvenimenti e colpi di scena. Acquista subito! LINK D'ACQUISTO Recensione DUE STORIE INTRECCIATE TRA LORO Ho letto questo romanzo non appena uscito, eppure in me i ricordi sono vividi, come se lo avessi appena terminato. Due notti in cui mi sono lasciata avvolgere dall’atmosfera affascinante di San Pietroburgo, di cui ancora sento il freddo nevoso. Una storia di legami familiari mancati o spezzati, una storia di amicizia, una storia di magia che mi ha coinvolto dalla prima all’ultima pagina. Leggere questo romanzo è stato un tuffo in una narrazione a tratti struggente e melanconica e a tratti ruvida e dura. Il romanzo si apre con una citazione di Serge Esenin per poi catapultare il lettore nella spopolata San Pietroburgo (in seguito Pietrogrado, poi Leningrado fino al periodo staliniano), con la Grande Guerra che incombe nelle vite anche delle famiglie più agiate, trascinando con sé sangue e morte. Il romanzo è strutturato in due storie collegate tra loro, entrambe accarezzate dal velo della magia, che muove gli eventi: quella di Viktor, un bambino solo, non amato da chi dovrebbe amarlo, ossia la sua famiglia con l’unica eccezione del fratello maggiore Ivan, che gli regala un diario; e quella di Gavril, un uomo con uno spiccato senso di giustizia, rimasto privo dei suoi affetti per essersi messo contro Lenin, e che avrà a cuore l’orologio da taschino rotto appartenuto a suo figlio morto. Il diario di Viktor e l’orologio di Gavril sono oggetti magici, ma solo perché qualcuno crede in essi, viceversa non avrebbero alcun potere. Viktor viene venduto dal padre a Gavril come ricompensa per l’aiuto che quest’ultimo gli ha dato nel valicare i confini russi e salvare sé stesso e gli altri figli da un destino avverso, che li avrebbe certamente condotti alla morte. Ed è da questo momento che la storia di Viktor si intreccia a quella di Gavril. Le due solitudini di Viktor e Gravil si incontrano. Le esistenze dei due personaggi, contrassegnate dalla sofferenza e dalla delusione, si uniscono per dare luogo a un racconto dove l’amicizia vince sulla solitudine, dove la realtà socio-politica e la fantasia sono abilmente mescolate. PERSONAGGI In compagnia di Viktor e del suo diario «Nel nostro Paese, specialmente adesso, non sempre le cose vanno come vogliamo. Semmai un giorno ti sentissi triste, invece di guardare solo fuori dalla finestra, potrai redigere la tua storia. Questo diario però accetta solo racconti belli, e se non scriverai niente di brutto, anche la realtà non sarà tale» disse. Viktor, il piccolo Viktor, protagonista della prima storia, ha preso un posto nel mio cuore. La sua solitudine è divenuta anche la mia, tanto l’autrice con grazia e delicatezza è riuscita a farmi empatizzare con il suo personaggio. La storia di Viktor e del suo diario "magico" ha in sé il sapore del sogno, che si staglia in uno scenario gelido e cupo come quello della rivoluzione russa. Viktor è un bambino solo, vittima di un vuoto affettivo che lo divora. È riflessivo, studia e osserva. Esenin scrive di un passato che non mi ha mai riguardato [...] Asserisce che l'infanzia sia un'età dorata, un'età di cui dobbiamo essere tutti nostalgici [...] Per me non lo è mai stata. Non ho mai conosciuto mia madre e sono sempre stato trattato freddamente da mio padre e dai miei fratelli [...] Viktor subisce molte delusioni. La vita con lui è stata inclemente. Viktor impara a usare la fantasia per essere felice. Vuole credere nella magia contenuta nel diario regalategli dal fratello Ivan, il quale gli suggerisce di scrivere i suoi sogni in modo che essi possano realizzarsi. Il bambino sogna un giorno di diventare zar. Qualcosa però a un certo punto si rompe. Viktor, forzatamente separato dal fratello, si sentirà tradito e abbandonato proprio dalla persona che più amava. Smetterà di credere nella magia e conoscerà momenti di sfiducia. Poi, però, prevarrà in lui una forza interiore tale che gli permetterà di tornare a credere con maggiore vigore ai suoi sogni e non smetterà più di sperare. Scriverà nel suo diario ancora e ancora… Fino a quando il destino stravolgerà ancora una volta la sua vita e toccherà a Gravil impedire la degenerazione degli eventi, ricorrendo al suo misterioso orologio fermo alle 12.30, per mezzo del quale sarà possibile tornare alla pace. In compagnia di Gravil «Cosa significa che non ritorneranno?» chiesi, flebile. Il mio respiro si condensò nell’aria. «Tuo padre ti ha venduto a me. Sei uno dei tanti doni che mi ha lasciato per poter passare indenne il confine. Gli serviva una raccomandazione, siccome non è amico dei bolscevichi…» Gravil, il protagonista della seconda storia, è un uomo misterioso, riservato, mosso da buoni sentimenti e granitico nei suoi ideali. L’aver egli comprato un bambino potrebbe, di primo acchito, indurre il lettore a considerarlo negativamente. In realtà l’azione di per sé è imperdonabile solo se non contestualizzata alla tragedia della rivoluzione russa, fatta di sangue e fame. Gravil salva Viktor, gli offre una vita migliore e con il denaro dato alla famiglia di Viktor permette a questa di sopravvivere. Viktor entra nella vita di Gravil, portando pian piano l’uomo a guarire dalla sua atrofia emotiva, succeduta alla disgrazia di essere rimasto solo. L’uomo, difatti, ha perso moglie e figli per essersi messo contro Lenin e il suo regime. Gravil è un uomo tutto d’un pezzo e non ha paura di prendere la via più difficile, di rischiare per la sua patria. Tuttavia è anche un uomo soverchiato dalla sofferenza e dalla rabbia. Quando scopre l’annientamento della sua famiglia, distrugge i suoi amati orologi. Solo un orologio rimarrà intatto: quello un tempo posseduto dal figlio e che riprenderà il suo ticchettio con l’arrivo di Viktor nella vita dell’uomo. L’orologio da poco comprato al figlio era quasi distrutto nel suo palmo: il disegno della rosa incrinato, la gabbia dorata mancante di pezzi, non si sentiva nessun ticchettio, era rotto in maniera irreparabile. «Aprilo, coraggio» lo invitò Maksim con una voce fintamente squisita. Come se stesse cercando di invogliare un bambino demotivato. […]. Quando riuscì ad aprirlo, guardò il vetro completamente scheggiato, lì dove le lancette si erano fermate alle 12:30 esatte. Il diario di Viktor e l’orologio di Gravil sono oggetti che hanno in sé la “magia” dell’amore dei rispettivi più cari affetti di Viktor e Gravil. Entrambi i protagonisti, in un certo modo, avranno il loro riscatto, in un finale in cui le lacrime saranno addolcite dal pensiero sul valore della vera amicizia, dei veri sentimenti che qualunque avversità non potrà mai distruggere. Un finale agro-dolce reso incisivo grazie all’arte narrativa dell’autrice. Il salto indietro nel tempo, quando tutto sembra finire, è la chicca del romanzo. Fammi tornare un’ora indietro Gravil è turbato dalle lancette degli orologi. Non vuole sapere l’ora, detesta lo scorrere di un tempo che percepisce come nemico, un tempo crudele che non si è arrestato e che ha portato alla morte dei suoi cari. Il personaggio di Gravil vive una crescita interiore intensa, pari a quella di un personaggio di un romanzo di formazione. Tornerà a essere felice, se solo riuscirà a credere ai sogni. Il venditore di rose, Viktor stesso e il ricordo di suo figlio agiranno in lui come antidoto all’infelicità. Anastasia Romanov Tra i personaggi con cui interagisce Viktor è Anastasia Romanov, la cui presenza è una nota femminile in un romanzo per la gran parte di personaggi maschili. La sua storia è romanzata in modo fiabesco, rendendo delicate anche le parti più dure. Sarà Anastasia a spingere Viktor contro i bolscevichi. Viktor sarà coinvolto in un progetto segreto. Ormai è adulto. Il suo sogno diventa realtà, ma di nuovo rischia di infrangersi. Sarà compito di Gravil rimettere le cose a posto. Rozovij Tenerissimo è il personaggio di Rozovij, piccolo venditore di rose da lui stesso create con la carta: rosse per infondere tra la gente speranza nel pieno della guerra e bianche per contrastare il colore del sangue versato durante l’attacco a Palazzo d’Inverno. Le sue rose sono invernali, non importa se siano vere o finte, ciò che conta è il messaggio di speranza che trasmettono, sono quindi rose magiche perché donano felicità alle persone a cui sono offerte. IL TEMA DELLA MAGIA La magia presente nel romanzo non è intesa come formulario di incantesimi, ma come potere insito nell’uomo a creare situazione favorevoli, desiderandolo fortemente. La magia diviene capacità di sognare, occasione per dare al sogno utopico lo spazio di una progettualità reale, forza interiore di sperare e di lottare affinché si concretizzino i sogni. La magia è quella di oggetti normali che assumono però straordinarietà dinnanzi agli occhi di chi crede al loro potere magico. La magia degli oggetti diviene volontà dello spirito, impegno con sé stessi a mutare lo stato delle cose. La magia assume il significato di proiezione degli eventi psichici, volti a trasformare la volontà dell’individuo, strutturandola e rendendola adatta ai cambiamenti. AMBIENTAZIONE Il romanzo è un fantasy leggero dall’ambientazione storica robusta. È ambientato in un periodo storico tormentato: la Prima guerra mondiale, nella Russia di Lenin e dei Romanov, sullo sfondo della bellissima San Pietroburgo. Il passaggio della fine di un epoca e l’inizio di un’altra ancora più controversa non è pesantemente descrittivo e accompagna il racconto in modo essenziale. La morte è una presenza costante, un’ombra che incombe con tutta la sua oscurità nella San Pietroburgo gelata dalla candida neve macchiata di sangue. La storia reale e drammatica della rivoluzione russa è la cornice della storia fiabesca di Viktor e Gravil. STILE DELL’AUTRICE Un’opera dal linguaggio chiaro, pulito, senza un lessico criptico e deragliamenti fastidiosi dalla lingua italiana, nel rispetto di sintassi e grammatica. Nella crema delle opere di WORDS Edizioni certamente “Le campane di San Pietroburgo” lasciano il segno. Non ho riscontrato incongruenze neanche sotto il profilo della logica del racconto. Chi sa scrivere non ha bisogno di ricorrere ad artifici retorici e in sovrabbondanti aggettivi, avverbi e inutili barocchismi lessicali. Ho apprezzato molto lo stile di scrittura, tanto che sono riuscita ad arrivare alla fine con la sincera voglia di arrivarci e non con quella sensazione di “purga” che provo quando leggo un certo tipo di romanzo fantasy, che “Le campane di San Pietroburgo” non rappresentano. Questo romanzo, come già rilevato, è un Signor Romanzo con uno sfondo storico, la rivoluzione russa, che fa da cornice a una trama ben studiata e scorrevole. Il coinvolgimento e il piacere di leggere è stato pieno dall'inizio alla fine nonostante io non frequenti il genere fantasy e questo è un credito ancora maggiore. Un fantasy questo di J. Marchionne inquadrabile nel filone del realismo magico, senza la solita sequela di combattimenti, popoli in contrasto, missioni impossibili e lo zuppone di incantesimi, straordinarie imprese e via dicendo. Qui, ne “le campane di San Pietroburgo”, si viaggia nei sentimenti umani e nell’essenza delle dinamiche emotive che caratterizzano la buona narrativa non di genere. Il mio commento doveva finire qui, ma sento il bisogno di aggiungere altre poche righe fondamentali: come è distensivo e piacevole leggere un testo ben scritto! L’autrice, è evidente che, oltre a scrivere, si è nutrita di buone letture e ha un ottimo background culturale. Il dovermi esprimere su alcuni romanzi mi ha creato non poco imbarazzo, mentre commentare Le Campane di san Pietroburgo è stato oltremodo gradevole. “[...] prometto che noi finalmente ci rivedremo. Ogni dolore cesserà. Ogni pianto. Ogni sconforto. E allora noi saremo di nuovo insieme. Quando suoneranno le campane di San Pietroburgo.”
RECENSIONE de "Le campane a San Pietroburgo" di Jessica Marchionne - Words Edizioni content media
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Elisa Averna
09 mar 2022
In Presenta Autore
Cari lettori, in questo "Presenta autore" abbiamo ospite Jessica Marchionne, autrice Words Edizioni. Ormai conosciamo questa fantastica casa editrice, che si colloca ai vertici della "top teen" degli editori No Eap, e quindi nulla di più bello che presentare una sua autrice. In calce vi lascio il sito dell'editore (con la preghiera di non inviare manoscritti senza consultare prima il catalogo e capire che cosa cerca), il link dell'intervista a Words Edizioni e l'intervista a Jessica in qualità di bookblogger, E ora vi lascio in compagnia di Jessica Marchionne, che ringrazio per essersi presentata nel mio blog. Approfitto per dirvi che presto recensirò il suo romanzo :) Buona lettura! ANIMALE CHE MI RAPPRESENTA L’animale che mi rappresenta è la gazza ladra. So che sembra strano scegliere un animale del genere ma mi sono sempre sentita molto affine. La trovo un uccello elegante, ammiro la sua libertà, il suo volare aggraziato, la sua spensieratezza anche nella solitudine e naturalmente il fatto che è attirata da tutto ciò che luccica. Rimango affascinata da qualsiasi cosa che brilla, preferendola di gran lunga a una opaca. Ma giuro che non rubo niente! CHE COSA LEGGO Leggo qualsiasi genere, anche se prediligo il fantasy con tutte le sue sotto categorie e lo storico. Mi piacciono i thriller, i gialli, la narrativa contemporanea. Non vado pazza invece per i saggi. Infatti non ne leggo quasi mai. CHE COSA SCRIVO Scrivo fantasy, dato che è il genere che più leggo e quindi mi sento più preparata. Non mi dispiacerebbe però scrivere uno storico, dato che li adoro. IL MIO ROMANZO L’ultimo libro scritto che ho pubblicato è stato ‘Le campane di San Pietroburgo’ lo scorso anno. In questo periodo però sto scrivendo il terzo libro della trilogia fantasy di cui il primo libro uscirà quest’estate sempre per la stessa casa editrice. È un’opera a cui tengo veramente moltissimo e non vedo l’ora che esca! DUE QUADRI CHE MI RAPPRESENTANO Un’opera pittorica che adoro è senza ombra di dubbio ‘Lo stagno delle ninfee, armonia bianca’ di Monet. Adoro le pennellate, come il tutto sembri etereo, sospeso come in un sogno. Mi ricorda un po’ la mia infanzia, per qualche motivo. O un qualcosa che ormai per me è irraggiungibile ma che mi dà comunque una sensazione di gioia. L’altra opera è ‘La notte stellata’ di Van Gogh, famosissima e splendida. Adoro la notte, è il momento della giornata che preferisco, così come quindi adoro le stelle. Se fossi stata brava nelle maniere scientifiche probabilmente avrei scelto di studiare Astronomia all’università! CLICCA QUI SOTTO E ACQUISTA SUBITO Le campane di san Pietroburgo" VISITA IL BLOG DI JESSICA MARCHIONNE Luce sui libri LEGGI L'INTERVISTA A JESSICA MARCHIONNE COME RECENSITRICE LEGGE L'INTERVISTA AD ANITA SESSA DI WORDS EDIZIONI
Presenta Autore - JESSICA MARCHIONNE AUTRICE WORDS EDIZIONI content media
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Elisa Averna
07 mar 2022
In Recensioni Autori Emergenti
RECENSIONE di Elisa Averna Titolo: Il vuoto di Yamauba Autrice: Emanuela A. Imineo Editore‏: ‎ Press & Archeos Data pubblicazione: 10 maggio 2021 Serie: autoconclusivo Pagine: 226 Genere: retelling* Il vuoto di Yamauba è un retelling della leggenda di Yamauba, un mostro della mitologia giapponese, la vecchia strega delle montagne che ruba bambini per nutrirsene, ma che nel romanzo della Imineo è una giovane donna ribelle, costretta in un matrimonio con un marito despota. BIOGRAFIA AUTORE Emanuela Angela Imineo è una strega che non indossa un cappello nero e non vola su una scopa di legno. La sua passione per l’esoterismo e i vari studi condotti negli anni la portano nel 2014 a creare il sito letterario ed esoterico Il Mondo di Sopra, che a oggi è un punto di ritrovo per quelle streghe moderne che si dilettano nella lettura di romanzi di vario genere e nel paganesimo. Come divulgatrice ha pubblicato Guarda oltre ciò che vedi, Diary of the witch. Come autrice ha pubblicato Al di là di Borgo Opaco, Nascosta nell’abisso, Custode dell’Oltretomba, Storie che durano un abbraccio, Il vuoto di Yamauba. Emanuela è stata inserita tra i Book Influencer nel giugno 2020 nel libro Book Influencer chi parla di libri e dove trovarli, a cura di Giovanna Burzio per La Corte Editore. Nel 2021 apre la sua casa editrice non a pagamento: Dark Abyss Edizioni dove le storie volano su ali di corvo. DESCRIZIONE/QUARTA DI COPERTINA Giappone, età feudale. Yamauba è divenuta mamma di uno splendido bambino. Il marito, stanco di quella donna che ormai ha trovato nel figlio il fulcro dell’esistenza, escogita con sua madre un piano per liberarsene: spingerla al suicidio, facendole credere di aver avvelenato il piccolo con il proprio latte. Così avviene e Yamauba, additata come strega e aggredita dagli abitanti del villaggio, è costretta a rifugiarsi in una caverna sui vicini monti. Convinta di aver ucciso il figlio decide di lasciarsi morire ma, per volere degli Dei, Yamauba sopravvive scivolando nella follia. Tra foreste cupe e distese innevate, la sua unica compagnia saranno gli Yōkai: spiriti crudeli e pericolosi, votati all’inganno. Guidata da uno di essi, Yamauba cederà ai peggiori istinti, nutrendosi di carne umana e accettando di perdere l’anima. Acquista subito! LINK PER ACQUISTARE PREMESSA Generalmente mi limito ad appuntare le mie osservazioni. Parafrasando Verdone “Questa penna può essere vetriolo o velluto. Oggi è velluto”. IN COMPAGNIA DI YAMAUBA DALLE ORE 23:00 DI UN GIORNO QUALUNQUE Ore 23:00 di un giorno qualsiasi prima di leggere “Il Vuoto di Yamauba”. Eh sì, un giorno qualsiasi “prima di leggere”, perché dopo, come è giusto che accada quando una storia ti entra dentro e ti lacera l’anima, non sei più la stessa, qualcosa di te cambia, si evolve dopo l’esplorazione di un nuovo mondo che diviene parte di te. I personaggi rivendicano un posto nel tuo cuore per sempre. Mi trovo sdraiata sul letto, imbacuccata come una befana, con tanto di scaldino sui piedi, come in una trincea per proteggermi dalle emozioni sollecitate dalla lettura che mi accingo a fare. Finalmente, dopo una giornata tiranna di doveri e impegni, mi concedo il mio, direi meritato, relax. Un libro scelto e voluto che, finalmente, ho tra le mani. E siccome il mio edonismo di lettrice, si sposa anche con quello della tavola, sgranocchio snack piccanti alle alghe, mentre ne sfoglio curiosa le pagine. Ne apprezzo le illustrazioni di Paolo Massagli e l’impaginato curato. Sono pronta! “Le avrebbe tolto il bambino nato da pochi mesi: era certo che così Yamauba sarebbe morta”. Questa semplice riga dell’incipit mi tocca in modo violento e sublime. Avrò a che fare con una madre e il dolore per la perdita di un figlio. So già che la storia narrata non mi lascerà scampo sul piano emotivo, tenendomi legata ad essa anche dopo averla letta. Sono pronta a tuffarmi nell’abisso oscuro. Leggo vorace. Leggo e vivo. Leggo e piango. Leggo e sto male. Leggo e sto bene. Senza quasi neanche accorgermene arrivo all’epilogo. Lo strazio è totale. Sono travolta da uno tsunami di emozioni sopite. Il male e il bene sembrano non avere più confini netti. IL TEMA CENTRALE: LA DUALITÀ DELL’ESSERE UMANO La dualità dell’essere umano, tema centrale del romanzo, diviene esperienza morale e simbolica. Qui non serve nessuno sforzo ermeneutico per tematizzare l’ambivalenza che si muove tra i due poli: è un’evidenza apodittica. Il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il bene e il male non si configurano più come elementi ontologicamente separati. L’autrice mette a fuoco la soglia mobile in cui tanto il diverso quanto il proprio si costituiscono. Con la sua arte dialettica, ne fa emergere il moto e le oscillazione in modo unitario nell’animo dei suoi personaggi. Ed ecco che nel romanzo ambivalenza e polarità convivono in modo paradossale. Il lettore è portato ad accettare le distorsioni del reale come “normali”, a emancipare dalle sue categorie mentali l’assolutizzazione delle differenze, a oltrepassare lo sdegno a favore dell’umana comprensione di ciò che cerca ragione nella follia, a fare pace con un dualismo altrimenti conflittuale fino a considerare bene e male concetti intercambiabili. Le pagine de “Il vuoto di Yamauba” sono un itinerario verso la naturalizzazione dell’inumano, uno sguardo all’umanità mostrandone limiti e ragioni, un’illusione di giungere alla completa chiarificazione di ciò che veramente siamo, di quanto le nostre azioni siano dettate dal libero arbitrio e quanto invece da eventi esterni che ci soverchiano. Rimane l’amara constatazione che è impossibile conseguire un’interpretazione coerente e adeguata del reale. La verità della conoscenza del mondo reale rimane un miraggio. Ciò che governa il cuore è il caos, che, in quanto tale, non ha regole. Ciò che governa l’istinto è l’irrazionalità che spinge l’uomo anche a fare ciò che non desidera. E così il corpo di Yamauba è il luogo del conflitto, del dolore. Il corpo di Yamauba esige ciò che la sua mente rifiuta. Yamauba dimentica. La rimozione in lei diventa sopravvivenza. Yamauba è sola, terribilmente sola, e il dolore la consuma. È famelica di altre vite. Ma il suo vuoto resta incolmabile. La sua identità, un tempo intessuta dalle dinamiche familiari, nel monte innevato di Shirouma è orfana di ricordi. Le sue azioni prescindono dalla sua volontà. Ymauba, la terrificante e mostruosa Yamauba, è colpevole forse senza esserlo. Vittima e carnefice a un tempo, Yamauba si perde, perde la ragione e vive nel dolore più tetro e inconsolabile. IL TEMA DOLORE/FOLLIA "Un essere umano non avrà mai modo di trovare una soluzione al proprio dolore. È un sentimento così devastante che spesso trascina l’anima nel buio, senza darle modo di ritornare indietro. Il dolore ti ingoia e ti cambia, e la mente, così razionale, cerca una soluzione, ma spesso trova solo quella di rendere l’essere umano lo spettatore del male e non più il protagonista" Yamauba è la quintessenza del dolore che sovrasta il raziocinio, che conduce alla follia, all’oscurità, che s’impone in tutta la sua efferatezza. Il tema del dolore/follia è ciò che mi ha portato a voler leggere fortemente questo romanzo, un tema che mi è molto caro anche come autrice. Emanuela A. Imineo, con il suo sguardo sensibile e la sua penna pungente, ha voluto raccontare senza filtri, senza edulcorare ciò che è. Il dolore della perdita diventa “vuoto”, un vuoto insaziabile. L’abbrutimento che ne consegue diviene follia. Il dolore ingestibile è lo spettro della paura. Yamauba è la madre che fa del male senza volerlo al suo bambino. Yamauba è il mostro da condannare ma anche da consolare. AMBIENTAZIONE Con Il vuoto di Yamauba ci troviamo catapultati nel Giappone di età feudale, tra samurai con la loro rigida disciplina codificata nel Bushidō e con i loro rituali di espiazione, tra superstizioni che portano la gente ad additare come strega una donna, solo perché ribelle, perché non vuole essere sottomessa a un marito despota. Il Giappone del Vuoto di Yamauba è quello che vive nel folklore del popolo nipponico. Vi si aggirano nelle nebbie dell’oscurità esseri misteriosi, divini, sovrannaturali, maligni, benevoli, magici dall’aspetto umano o animale o di pure spirito. E così troviamo gli Yōkai, spiriti inquieti benevoli o malevoli; la Yukionna, spirito femminile della neve che ammalia le sue vittime per poi ucciderle; gli Ōyamatsumi, divinità delle montagne e i tanuki, animali muta forma ingannatori e molte altre creature di fantasia. Ci imbattiamo nelle cerimonie tradizionali, come quella del Genpuku , che sancisce il passaggio all’età adulta, o del festival Obon in cui le anime ritornano nella terra per ritrovare i propri familiari. I PERSONAGGI E I LORO LEGAMI CORROTTI Yamauba ha il torto di ribellarsi a una società patriarcale che vuole la donna sottomessa. La donna osa rivendicare collaborazione per svolgere le mansione domestiche. Il marito, Akuma, la detesta, la considera pericolosa, un essere inferiore avvezzo al male, una “strega”. Akuma induce la donna a credere di aver avvelenato con il suo latte il loro bambino. Lei non è più lei. La perdita del figlio la strazia. Perde il senno. Cerca il figlio Takara nei ricordi, non raggiungendo la verità. Takara cresce con la nonna Jaakuna, possessiva e responsabile quanto, se non di più, del complotto ai danni di Yamauba. Takara sente la sua vita incompleta, perché della madre non ha neanche un ricordo. La nonna e il padre sono restii a parlare dell’oggetto del loro odio. Jaakuna ha un legame morboso con il nipote e tenta di sostituirsi alla madre naturale. Akuma non sopporta la madre e neanche il figlio. Attaccato alla sue ricchezze è anaffettivo e arido e vuole il controllo su tutto e tutti. LO STILE DELL’AUTRICE Imineo scrive in modo fluido ed efficace. Le descrizioni anche degli ambienti non sono mai ridondanti, ma sono strettamente connesse alla psicologia dei personaggi: il freddo e il ghiaccio della montagna è speculare al ghiaccio del cuore di Yamauba, quando consuma i suoi pasti di carne umana. Emanuela A. Imineo usa frasi essenziali, non farcite dall’inutile. Il lettore non è mai distratto dal superfluo perché nulla è superfluo nello stile spezza-cuore dell’autrice. L'autrice infrange i tabù, non ha paura di incastonare nel racconto gemme di inaudita crudezza descrittiva, perché ogni oscurità ha la sua luce e ogni paura più profonda, il suo coraggio.
Recensione del romanzo "Il vuoto di Yamauba" di Emanuela A. Imineo - Press & Archeos content media
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Elisa Averna
21 feb 2022
In Il Salotto del Lettore
Cari amici librofili, dopo il successo della rubrica “Il Salotto del recensore” (dedicato ai libri di autori esordienti ed emergenti editi da c.e. No Eap), ho dato avvio a questa nuova rubrica “Il Salotto del lettore” (dedicato ai classici e alle opere di scrittori contemporanei), grazie alla collaborazione con il gruppo letterario Facebook “Sto leggendo questo libro”, amministrato da Massimo Grazzi, al quale sono grata per la sua disponibilità. In questa rubrica saranno protagonisti assoluti i lettori, con i loro pensieri, le loro suggestioni e i loro giudizi sui romanzi. Lettori appassionati, irriverenti, a volte spietati, ironici, dalla fervente cultura e dalla voglia di raccontarsi e raccontare, ma anche lettori comuni, di poche parole, ma dalle idee chiare. Per questo secondo appuntamento, dedicato al romanzo di Margaret Mazzantini “Non ti muovere”, ho il piacere di avere ospiti tre vivaci lettrici, che ringrazio per aver accettato di partecipare. “Non ti muovere” è un romanzo che ha fatto molto discutere, c’è chi lo ha trovato indigesto per i più svariati motivi e chi lo ha amato follemente (io rientro in questa prima categoria). Ho amato follemente anche il film, uno dei rari casi, a mio parere in cui un film è riuscito ad eguagliare il romanzo dal quale è stato tratto. Ricordo di aver avuto l'impianto idrico oculare prosciugato per giorni. Vi confesso che, non appena vedo un autore esordire con un big dell’editoria, due domande me le pongo, come forse è naturale che sia. La prima cosa che penso, in tutta onestà, è che sia stato agevolato dalla sua rete di relazioni. Un’eventualità, s’intende… Non dimentichiamoci, infatti, che l’editoria prima di tutto è business. Dunque ci sta che un personaggio pubblico o un “parente di” sia pubblicato dalle grandi case editrici, meno predisposte a scovare talenti sconosciuti. Detto ciò, per quanto mi riguarda, la Mazzantini è l’eccezione alla regola e il suo successo è stra-meritato. La sua penna è attraente e le sue storie toccano l’anima. La domanda a questo punto è: se Non ti muovere fosse stato un libro edito dalla microeditoria, quindi di un autore comune soggetto alla classica gavetta, avrebbe riscosso lo stesso successo? Un libro ben scritto rimane un libro ben scritto, ma difficilmente si sarebbe potuto imporre all’attenzione mediatica come è accaduto e forse non sarebbe neanche arrivato al Premio Strega, forse ancora sarebbe rimasto uno dei tanti preziosi gioiellini letterari penalizzati da una distribuzione debole. Questo romanzo merita il successo che ha avuto? A mio modesto parere sì! E aggiungo menomale che è stato pubblicato da Mondadori, perché mi sarebbe venuta l’ulcera a pensarlo in un circuto editoriale ristretto, come mi viene ogniqualvolta leggo piccoli capolavori che non trovano la giusta evidenza mediatica. Non ti muovere, a mio avviso, è il più bel romanzo della Mazzantini. Degli altri suoi lavori ho continuato ad apprezzare lo stile pungente e scortica anima, ma la storia che mi ha sbranato emotivamente è quella raccontata in Non ti muovere. Quindi, da lettrice, ringrazio che la Mazzantini sia potuta emergere, nella speranza che possano emergere, anche se per vie purtroppo impervie, altri autori altrettanto meritevoli. Vi confesso che, proprio perché non voglio essere preda di pregiudizi, ultimamente ho voluto leggere un thriller di un’autrice, madre di una nota imprenditrice, che pubblica con case editrici di un certo calibro. Ebbene, mi sarebbe piaciuto scoprire una buona penna, per darmi ragione del suo “successo”, o meglio visibilità, come mi è accaduto per la Mazzantini e invece… Purtroppo mi sono imbattuta in un romanzo, dove il nulla si è sposato con la banalità. Detesto avere preconcetti, ripeto, e così ho voluto rischiare di sbattere le corna: una protagonista senza nerbo e scialba, una storia inconsistente, con l'aggravante di essere narrata con un lessico piatto e un vocabolario ristretto, indagini che sarebbero state condotte meglio da Topolino ubriaco. Inosomma mi sono trovata davanti a un'autrice in linea con la mediocrità di autori paganti per essere pubblicati. La seconda domanda è: esiste la meritocrazia in campo editoriale? Probabilmente sí, anzi, sí. I grandi editori, però, spesso la ignorano, preferendo investire su nomi che fanno rumore al vero talento. Ecco spiegato perché i libri "scritti" da personaggi pubblici, per visibilità e non per meriti, che non sanno scrivere, vendono quintali di copie. Fa rabbia? Direi di sì...almeno un po'… è umano! Fa più rabbia ancora però che questi "scrittori" (non scrittori) si definiscano tali. Scusate se mi sono dilungata, ma sono temi che mi stanno molto a cuore, di cui forse non si parla per pudore o per rassegnazione. QUARTA DI COPERTINA Una giornata di pioggia e di uccelli che sporcano le strade, una ragazza di quindici anni che scivola e cade dal motorino. Una corsa in ambulanza verso l'ospedale. Lo stesso dove il padre lavora come chirurgo. E lui che racconta l'accerchiamento terribile e minuzioso del destino. Il padre in attesa, immobile nella sua casacca verde, in un salotto attiguo alla sala operatoria. E in questa attesa, gelata dal terrore di un evento estremo, quest'uomo, che da anni sembra essersi accomodato nella sua quieta esistenza di stimato professionista, di tiepido marito di una brillante giornalista, di padre distratto di un'adolescente come tante, è di colpo messo a nudo, scorticato, costretto a raccontarsi una verità straniata e violenta. Parla a sua figlia Angela, parla a se stesso. Rivela un segreto doloroso, che sembrava sbiadito dal tempo, e che invece torna vivido, lancinante di luoghi, di odori, di oscuri richiami. Con precisione chirurgica Timoteo rivela ora alla figlia gli scompensi della sua vita, del suo cuore, in un viaggio all'indietro nelle stazioni interiori di una passione amorosa che lo ha trascinato lontano dalla propria identità borghese, verso un altro se stesso disarmato e osceno. PRESENTAZIONI Giovanna Maccari Sono nata nel lontano 1975 in provincia di Treviso dove ha conseguito il diploma di Liceo Classico per poi laurearmi in Giurisprudenza presso l’Ateneo di Bologna. In attesa di capire cosa fare da grande, ho lavorato sia come procuratore legale che come recruiter e, da 15 anni, tuttora collaboro presso un importante gruppo assicurativo italiano in qualità di Liquidatore sinistri (quello di Fantozzi, per intendersi). Da sempre appassionata di letteratura ho frequentato, nel 2011, un Corso di Scrittura Creativa tenuto dall’autore Gianluca Morozzi. Amo raccontare soprattutto storie di donne che dal 2016 pubblico per le riviste della Casa Editrice Quadratum ma ho dato anche il suo contributo all’antologia “Capodanno Bastardo: A bastard new year” per Damster edizioni con il racconto “La fine del mondo” e all’antologia “Prospettive” per Jona Edizioni con la novella “Polvere”. Esordisco nel dicembre 2018 con il romanzo epistolare “Baci sparsi”con Segmenti Editore e nel settembre 2020, al concorso Romance indetto da la casa editrice Il Loggione, mi classifico seconda e terza rispettivamente con i racconti “Tranfer-un amore in transito” e “Burattini”. Per il Secondo romanzo posso finalmente pronunciare la frase “devi parlare con il mio agente”. Amo sopra ogni cosa, il mare, il cioccolato e viaggiare. Anima riflessiva e inquieta. Manuela Seletti Mi chiamo Manuela e vivo in Liguria a La Spezia. Ho 49 anni e sono un'estetista. Ho un'attività in proprio da 18 anni nella mia città. Amo leggere da sempre e da qualche anno mi sono avvicinata alla scrittura creativa. La mia professione occupa la maggior parte della mia giornata ma la sera riesco a dedicarmi alla mia passione. Nel 2018 ho pubblicato un romanzo d'amore "Con i tuoi occhi mi vedo " e ho scritto vari racconti brevi, alcuni già editi e altri in cerca di editore. Vengo alle risposte e vi ringrazio per questa opportunità. Valentina Zanotti Sono nata a Roma 45 anni fa. Fin da piccola, la vita mi è sempre sembrata una storia da raccontare in tanti modi diversi. Per questo mi sono presto appassionata alla lettura e alla scrittura, alla musica e al canto, al cinema e al teatro. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e dopo aver lavorato per qualche anno in alcuni teatri romani, ho ceduto alla mia vena artistica diventando make up artist e hair stylist. Da diversi anni ho uno studio di consulenza d’immagine e mi occupo principalmente di trucco e acconciatura per spose ed eventi. Aiutare le persone ad esprimersi e a raccontarsi attraverso la propria immagine, è un’esperienza incredibile, un lavoro che amo moltissimo. Una delle costanti della mia vita è la lettura. Molto spesso scelgo i libri a scatola chiusa, per un titolo accattivante o una bella copertina, non sapendo nulla dell’argomento trattato. Questo mi ha permesso di fare viaggi meravigliosi e scoprire autori e generi che, successivamente, ho approfondito. Ho una bellissima figlia di 4 anni e mezzo con la quale leggo ogni sera prima di dormire. Un momento a cui teniamo molto. Faccio parte di diversi gruppi di lettura, grazie ai quali ho scoperto storie straordinarie e ho stretto nuove amicizie. Sono felice di partecipare a questo confronto su: ”Non ti muovere”, un libro che mi è rimasto nel cuore, una storia da cui è difficile staccarsi… Pronti si parte! NEL VIVO DEL SALOTTO Se aveste magicamente la possibilità di incontrare un personaggio del romanzo, che cosa gli o le chiedereste? Giovanna Maccari Manuela Seletti Italia è il personaggio che più mi ha affascinata. Valentina Zanotti Qual è il tema del romanzo che avete trovato più coinvolgente e perché? Giovanni Maccari Quanto i genitori proiettano sui figli le proprie aspirazioni… Manuela Seletti Mi ha coinvolto molto il tema della genitorialità. Per me che non sono madre è stato molto toccante il silenzioso dialogo/confessione di Timoteo alla figlia. Valentina Zanotti Il fatto che è molto difficile superare le proprie origini. L'esempio avuto in famiglia, purtroppo o per fortuna, è uno sfondo silenzioso che sta alla base delle nostre scelte di vita, condizionandole inevitabilmente. Qual è il passaggio che ha toccato maggiormente le vostre corde emotive? Giovanni Maccari Lo stupro di Italia. Manuela Seletti La narrazione della morte di Italia è forse il passaggio che ha colpito maggiormente la mia sensibilità. Il distacco di Timoteo dalla sua amata, mi ha veramente toccata. Valentina Zanotti Quando Italia racconta la violenza subita da bambina. A chi consigliereste di leggere “Non ti muovere”? Giovanni Maccari A quanti vogliono fare un volo senza paracadute tra le dinamiche di coppia. Manuela Seletti Consiglio la lettura di questo romanzo a tutti. Sprattutto a quei figli che sentono rancore verso un genitore per qualche motivo. In questa storia si avverte l'amore assoluto e incondizionato di un padre verso la figlia. Valentina Zanotti A chi è abituato a raccontarsi sempre la verità, anche quella più amara. Avete letto altri romanzi della Mazzantini? Che idea vi siete fatti dell’autrice e del suo stile narrativo? Giovanni Maccari Non ho letto nient’altro di suo. Manuela Seletti Questo è il primo romanzo che lessi di Margaret Mazzantini, molto tempo fa. Più recentemente ho letto "Splendore" e "Nessuno si salva da solo" ( che però non ho amato quanto "Non ti muovere"). Questa autrice usa le parole come pietre scagliate addosso al lettore. Sa fare male. Riesce a tirar fuori ciò che ognuno di noi cerca di tenere a bada. Mi piace il ritmo della sua scrittura. In questo romanzo è riuscita a diventare uomo ed è stata veramente molto credibile, secondo me. Molti la trovano irritante. Anch'io, mi piace proprio per questo. Valentina Zanotti Ho letto tutti i suoi libri! Adoro la sua cifra stilistica cruda e senza sconti. La sua capacità di far provare un'emozione, far sentire un odore con poche parole scelte e sempre precise. Tra il romanzo o il film che cosa avete preferito? Giovanni Maccari Uno dei pochi casi in cui mi sono piaciuti entrambi. Manuela Seletti Purtroppo non ho ancora visto il film, ma lo farò. Adoro la recitazione di Castellitto e mi piace la Cruz. Non l'ho ancora fatto perché ho paura di incontrare un'Italia diversa da quella che immaginavo leggendo. Valentina Zanotti Il libro mi è piaciuto di più. Quando l'ho terminato, ho sentito il bisogno di rileggerlo subito. Non mi era capitato con nessun romanzo prima. Di solito rileggo alcuni passaggi, ma in questo caso ho avuto la necessità quasi fisica, di ributtarmi in questa storia dall'inizio alla fine. Nei contenuti speciali del film, l'autrice ha dichiarato che questa storia se l'era portata dentro per troppo tempo, e credo che l'esperienza interiore, nel bene e nel male, di questa lunga gestazione sia stata restituita in pieno al lettore. Il film mi è piaciuto moltissimo e ogni tanto mi piace riguardarlo. Se proprio devo fare un appunto, dico che avrei scelto un'altra attrice per il ruolo di Elsa. La Gerini non mi ha convinta, perchè troppo diversa dalla figura del personaggio che avevo nella mia mente. Un vostro pensiero conclusivo sul romanzo? Giovanni Maccari Un romanzo in grado di rendere la complessità e le sfaccettature dei sentimenti. Manuela Seletti Questo è un romanzo che non si dimentica. Ha meritato di sicuro il premio STREGA. Ringrazio tutti voi per questo salotto letterario. Valentina Zanotti Ho letto tantissimi libri nella mia vita, dai grandi classici a opere prime di autori contemporanei, italiani e stranieri. Sono tanti i personaggi che mi porto dietro. Ma questo romanzo è il primo che mi viene in mente quando mi chiedono di fare una qualsiasi classifica (cosa che non amo fare, ma capita nei gruppi). Ho sentito il bisogno di scrivere all'autrice e di esprimere una parte di tutto ciò che questa storia ha suscitato dentro di me. L'altra parte la custodisco gelosamente. Chiudo dicendo solo una cosa: leggetelo! Ragazze, vi ringrazio di cuore per il tempo che avete dedicato a rispondere a tutte le domande. Vi auguro tante altre meravigliose letture!
Salotto del Lettore su "Non ti muovere" di M. Mazzantini con Giovanna Maccari, Manuela Seletti e Valentina Zanotti content media
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Elisa Averna
15 feb 2022
In Interviste agli Editori
Franco Cesati in fiera Cari lettori e autori, ben ritrovati nella rubrica “Intervista all’editore”. Oggi conosceremo meglio la casa editrice FRANCO CESATI EDITORE, una casa editrice d'eccellenza specializzata in saggistica letteraria e linguistica, fondata da Franco Cesati, che ringrazio per la sua disponibilità e la chiarezza con cui ha risposto alle domande. Com’è nata la casa editrice Franco Cesati Editore? La casa editrice è nata nel 1983. Ci siamo occupati per circa 10 anni di narrativa e poesia pubblicando anche autori come Carifi, Ceni, Viviani e molti esordienti. Un inedito di Giovanni Arpino “Le bambinacce”. Dal 1996 ci occupiamo solo di saggistica letteraria e linguistica. Che cosa vi contraddistingue rispetto ad altre case editrici? Penso che il segno distintivo sia la fedeltà al progetto: il rigore di attenerci ai nostri temi con collane ben definite. E poi… una redazione tutta femminile e interna alla casa editrice! Cosa significa oggi essere un editore indipendente? È un termine distante dal mio pensiero. Si intende spesso editore indipendente colui che non fa parte di un gruppo editoriale. Ma io credo che tutti gli editori siano indipendenti. Perché il contrario sarebbe editore dipendente. E da che cosa allora? Cosa vuol dire svolgere il mestiere di editore? È un mestiere che va svolto con cura. Si maneggiano le parole e i pensieri. E poi ci vuole passione, applicazione. Ogni libro un’emozione. Ma attenzione… è un mestiere come un altro per cui ci vuole anche cura dei conti e attenzione al mercato. Qual è l’errore o quali sono gli errori che, secondo voi, un autore emergente commette nel presentarvi un proprio progetto editoriale? La saggistica ha dinamiche diverse dalla narrativa ma gli autori sia di saggistica come soprattutto di narrativa, se emergenti, devono essere consapevoli a quale editore rivolgersi per il loro lavoro. Si ricevono troppe proposte di narrativa (e viceversa immagino) quando si è editori di saggistica. Un autore accorto prima studia i siti e la produzione di un editore e poi si propone. Eppure ancora oggi in una stagione dove internet facilita le ricerche si ricevono troppo proposte a casaccio e sciatte. Il mondo editoriale ormai è molto ampio, le case editrici sono davvero numerose e purtroppo non tutte sono realmente 100 per cento No Eap, in molti optano per l’auto-pubblicazione. Perché un autore dovrebbe rivolgersi a voi? Molte case editrici molta libertà. A noi si rivolgono autori di saggistica che sanno bene quale è la nostra produzione e in quale collana può finire un loro studio. Quanto per voi è importante la figura dell’editor per accompagnare l’autore nella fase antecedente alla pubblicazione? I saggi arrivano con fisionomie e ricerca già approfondite. Ogni libro e ogni autore vengono comunque accompagnati da un redattore professionista che redaziona il testo, lo uniforma e dialoga con l’autore. Qual è stata la prima pubblicazione della vostra casa editrice e perché la scelta è ricaduta proprio su quel testo? La prima pubblicazione sono stati testi di poesia. All’epoca ero studente universitario e le scelte gravitavano intorno al gruppo di poeti facenti capo a Piero Bigongiari (poeta grande egli stesso e nostro maestro all’Università). Il primo libro di saggistica fu “Teoria letteraria delle generazioni” di Oreste Macrì che segnò la nuova stagione editoriale di saggistica. Preferite il cartaceo o l’ e-Book? Preferisco per generazione il cartaceo. La cura della carta, delle copertine. Ma ovviamente l’orizzonte editoriale non può ignorare l’e-book per il quale stiamo digitalizzando molta della nostra produzione. Quali progetti avete per i prossimi anni? Implementare le collane esistenti di divulgazione come le “Pillole” e le “Ciliegie”. Collane che coniugano la scientificità alla leggerezza e alla divulgazione. Che cosa vi rende soddisfatti di questo mestiere e che cosa no? La passione ci rende sempre lieti di fare questo mestiere; assai difficile a volte è la scarsa visibilità e attenzione che i mezzi di comunicazione, ma spesso anche le librerie, danno agli editori più piccoli e di settore. A vostro avviso perché siamo più un paese di aspiranti autori che non di lettori e di chi è la responsabilità se si legge così poco? Si legge poco perché la scuola non educa alla lettura ma allo studio sui libri. Non educa alla passione per la lettura. Come, d’altro canto, poco fa per la musica e lo sport… Qual è la collana che vi rende maggiormente orgogliosi? Sicuramente la collana “Pillole” nelle declinazioni di Pillole Linguistica, Pillole letteratura, Pillole didattica e Pillole App. Dove sono acquistabili i libri da voi editi? Nelle maggiori librerie e su tutti i siti on line. Dove preferite che siano acquistati i libri da voi editi? Come scelta primaria indicherei sempre le librerie ma noi prevalentemente vendiamo on line dove i nostri libri si trovano sempre e senza le difficoltà di giacenza e magazzino che possono invece incontrare in libreria. Ci volete parlare dei libri che avete in uscita? Abbiamo una nuova collana “Italiano di oggi” che spazierà su tanti temi della nostra lingua: dagli errori più comuni, alla lingua in rete, al genere. Una collana alla portata di tutti con una grafica innovativa e un prezzo super accessibile: 12,00 euro! Il vostro sogno come editori? Quando iniziai a 24 anni a fare l’editore sognavo che questo fosse il mio mestiere per tutta la vita. Oggi che ne ho 64… ci sono vicino e vorrei che restasse il mio lavoro per sempre. Che cosa vorreste dire ai lettori? Avete qualche consiglio da dar loro su come scegliere i libri? Ai lettori direi di scegliere i libri andando in libreria, sfogliandoli, leggendo le quarte di copertina. Direi di essere informati, curiosi e di leggere almeno un libro al mese. Ringrazio ancora Franco Casati per avermi concesso di intervistarlo. CLICCA QUI PER NAVIGARE NEL SITO DELL'EDITORE FRANCO CESATI EDITORE
INTERVISTA A FRANCO CESATI EDITORE NO EAP PER LA SAGGISTICA LETTERARIA E LA LINGUISTICA content media
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Elisa Averna
07 feb 2022
In Il Salotto del Recensore
TRAMA: Becca sta per compiere diciannove anni, ha degli occhi eccezionalmente chiari e un carattere eccezionalmente forte. Alla vigilia della sua festa, le viene svelato un segreto che nemmeno lei sapeva di celare. Così inizia la sua nuova vita in un mondo che le è congeniale, perché la perfezione non è umana, ma divina. Oppure...L'inferno è femmina è un fantasy ironico, ambientato in un inferno colorato e barocco, estremo come la giovinezza. Tra demoni spietati e giocosi, angeli algidi e licantropi fedeli si dipana la vicenda di Becca, che di quel mondo è la quintessenza al femminile. Cari lettori, questo salotto del recensore è dedicato al romanzo di Arianna Petracin "L’Inferno è femmina", fantasy pubblicato per i tipi della casa editrice Dark Abyss Edizioni, No Eap d’eccellenza e atipica, che nasce con l’intenzione di dare voce ad autori fuori dagli schemi e di esaltare la luce dell’abisso, una c.e. che non ha paura di osare, di essere irriverente, dissacrante e, a tratti, “disturbante” (le sue cover, di certo, non passano inosservate). I romanzi che Dark Abyss Edizioni pubblica sono quindi tutti particolari, trattano temi scomodi in modo altrettanto scomodo. E così nel romanzo di Arianna Petracin ci troviamo catapultati all’inferno. All’Inferno? Mamma mia, che paura! 😶Ma no! 😂È un Inferno dove la prima regola è divertirsi, grazie ai suoi abitanti bizzarri e vivaci, e la seconda è desiderare di esserne parte, in nome di un edonismo che appaga tutti i sensi, un Inferno dove l’invito “Va all’Inferno”, come rilevato dalla stessa autrice, diventa il migliore degli auguri da indirizzare a qualcuno. E come darle torto? Bellezza e allegria regnano sovrane, anche se schermaglie e dispetti tra i personaggi non mancano. Il suo inferno è spumeggiante, paradossale e, come dice la stessa autrice, “ironico e barocco”. I suoi personaggi sono tutti ben caratterizzati, a cominciare dalla protagonista Rebecca, una ragazza arrogantella, spocchiosetta e che sa fin troppo bene il fatto suo. In realtà, la sua spavalderia cela le sue insicurezze e la sua vulnerabilità emotiva. Rebecca è disinibita ma anche affettuosa. Travolge tutti con il suo carattere e la sua dirompente bellezza. Bella all’inverosimile, seduce chiunque incroci i suoi occhi di ghiaccio, identificativi della sua stirpe. La bella Rebecca riesce persino a mettere in difficoltà ormonale gli angeli. Aiuto!😯 Il racconto si muove tra gelosie, segreti di Pulcinella, battute e punzecchiate tra demoni, angeli, licantropi e streghe. Il lettore certamente si divertirà a immaginare le fisionomie dei vari personaggi: chi vedrà bellezze da copertina patinata e chi (come me) interpreterà la loro perfezione similmente alle bellezze un po’ più grottesche e caricaturali proposte dalla grafica dei maestri degli anime (io ho immaginato Rebecca come una Betty Boop bionda e Lucifero come un Johnny Bravo in versione moraccione figaccione 😂). L’autrice mi perdonerà, ma non sono riuscita a prendere sul serio (dal punto di vista dell’immagine e non narrativo) un Lucifero che urla masticando pancetta croccante😜 e un Aidan arrapatissimo che parla di "servizietti"😂. Di questo romanzo ho amato, oltre la trama fresca e spassosissima, lo stile narrativo pulito, senza fronzoli e dispersioni narrative. L’autrice, capace di andare all’essenziale, non ha infarcito il racconto di fastidiose divagazioni, inforigurgiti e descrizioni prolisse, che distraggono il lettore dal fulcro del racconto. Eh già, il suo è uno stile maturo, nella sua semplicità. Non è il libro dove potete trovare arzigogoli lessicali e inutili infiorettature, partorite da un autocompiacimento stilistico. Il racconto è fluido, senza intoppi di nessun tipo. Arianna Petracin è indubbiamente dotata di grande fantasia e senso dell’ironia (quindi mi perdonerà se, nel leggere il suo capolavorino, mi sono chiusa in una bolla di follia interpretativa). Non c’è scampo: iniziata la prima pagina, il lettore rimane intrappolato nel racconto. Una volta terminata la lettura, è impossibile non provare quella sensazione di “lutto” dovuta all’addio ai personaggi. Consiglio il romanzo a tutti coloro che stanno cercando una lettura facile, divertente e leggera. Chi prenderà posto su poltrona e divano? Ben quattro fantastiche bookstagrammer, pronte a confrontarsi su questo piccolo gioiello Dark Abyss Edizioni. PRESENTAZIONI NEL VIVO DEL SALOTTO! Ragazze, innanzitutto benvenute e grazie per aver accettato di partecipare. Prima domando per voi: quale scena del romanzo vi ha divertito di più? EVA Non so se valga come risposta, ma ogni volta che Becca si fa vedere in pubblico e tutti i demoni impazziscono per il suo profumo mi diverte molto perché associo ai demoni una certa freddezza connessa al loro sadismo e vederli perdere la testa per una demone mi fa ridere. Non ti fidare, Eva, La venditrice è lei: YLENIA Difficile scegliere, probabilmente le scenate tra Rebecca e Aidan. Sono davvero buffi mentre tentano di nascondere la reciproca attrazione. Mi ha fatta ridere un sacco quando Aidan voleva far ingelosire la Principessa facendo cenare con loro una delle demoni con cui ha condiviso il letto e Becca le ha fatto servire una ciotola di croccantini. Sarei voluta entrare nel libro solo per stringerle la mano. CRISTINA Ciao Eli! Ciao Cristina. Attenta a come rispondi... che qui stanno succedendo cose strane... Mi ha divertita molto la scena dell’arrivo di Rebecca negli Inferi! SABRINA La scena del romanzo che mi ha divertito di più è di sicuro la lite fra Becca e la succube, fidanzata di Aidan. Ma in generale ho trovato tutto il libro molto divertente e ironico, con un fascino tutto suo! Se aveste magicamente la possibilità di incontrare un personaggio del romanzo, chi scegliereste e che cosa gli chiedereste? (Potete anche immaginare un dialogo con lei o lui). EVA E: Buongiorno, Michael M: Buongiorno, Eva, dove hai lasciato Adamo? E: Sono veramente poco originali nelle battute gli Arcangeli. Sul treno... Ti volevo fare una domanda: leggendo la storia raccontata da Arianna mi ha molto colpito il rapporto che hai con Uriel. Come fai a comprendere e accettare le debolezze di Uriel, che lo fanno discostare dall’immagine di purezza degli angeli? M: è una domanda che prevede una risposta piuttosto intima... Ho visto mio fratello Lucifero cadere e ho sofferto per questo, anche se non lo do a vedere, ma ho imparato che imporre vincoli alla natura di una persona è inutile, e poiché tengo molto a Uriel, cerco di metterlo in guardia dai pericoli senza limitarlo. Eva, "ti lovvo"! 😂 YLENIA Mi sono innamorata di Ben a prima vista quindi la mia scelta non potrebbe che essere lui. Probabilmente dopo aver passato cinque minuti buoni a fissarlo e essermi fatta una decina di film mentali in cui coroniamo il nostro amore impossibile, gli chiederei come ha vissuto l'assenza e il ritorno di sua sorella. Mi piacerebbe essere un po' come il suo diario, quella persona cui affida ogni dettaglio della sua mente e del suo cuore (va bene, sono diventata troppo sdolcinata ora). CRISTINA Sentendomi un po’ streghetta, andrei dalle streghe a chieder loro come mai non hanno mai pensato di unirsi al mondo dei demoni! SABRINA il personaggio che mi piacerebbe incontrare sarebbe Lucifero. In generale è una figura che trovo davvero interessante e ho avuto la possibilità di approfondire in passato. Mi è piaciuto molto il modo in cui è stato interpretato questa volta. Oh cielo! Temo che vi siate inguaiate… Che cosa pensate dello stile letterario dell’autrice? EVA In primis ritengo che sia molto coinvolgente, forse perché racconta i fatti in prima persona. In secondo luogo, mi piace l’ironia che usa con dei personaggi come demoni e angeli che hanno una sorta di “sacralità”. In questo senso mi ha ricordato un po’ la Lisistrata di Euripide: in quella tragedia viene distrutta la sacralità dell’uomo-eroe valoroso, mettendo in luce la loro debolezza carnale. Mi associo! YLENIA Mi piace, è lineare e senza troppi fronzoli. Mi invoglia a non smettere mai di leggere e riesce a farmi empatizzare con ogni suo personaggio, anche quelli che non sopporto troppo. Mi associo! CRISTINA Arianna ha uno stile semplice e pulito, molto fluido ma soprattutto fruibile da tutti. La leggo con piacere. Mi associo! SABRINA Ho trovato lo stile molto scorrevole e leggero, ho letto questo libro durante un blocco del lettore e mi ha aiutata davvero tantissimo ad uscirne. L'ho divorato in un pomeriggio! Mi associo! Per l'Associazione "Lettori amici di Arianna Petracin", le iscrizioni sono aperte. A chi consigliereste di leggere questo romanzo? EVA Consiglio questo romanzo a chi cerca una storia coinvolgente e scorrevole, con personaggi forti e un pizzico di ironia. YLENIA Sicuramente agli amanti delle storie su angeli e demoni, ma anche a tutti coloro cui piacciono le storie d'amore complicate e le protagoniste femminili con gli attributi (secondo me non ne abbiamo mai abbastanza). Poi, se devo dirla tutta, secondo me è una lettura che potrebbero affrontare tutti perché lo stile di Arianna è molto lineare e coinvolgente, ci si mette poco ad innamorarsi della sua storia. CRISTINA A mia nipote che ha 14 anni e troverebbe il mondo dei demoni mooolto interessante! Ma in generale a tutti coloro che possono amare una lettura non banale e divertente. SABRINA Di sicuro consiglierei il libro a chi ama il genere, come ho già detto è una storia abbastanza leggera che non si perde in descrizioni o sottotrame inutili. È un libro che non può mancare nelle librerie dei lettori che amano le storie ironiche e fluide. C’è qualcosa che vorreste dire all’autrice? EVA Sarei curiosa di sapere quale personaggio l’ha messa più alla prova. YLENIA Oltre al fatto che è una persona crudele per non avermi regalato Ben al compleanno come promesso? Non farti scoraggiare da niente e nessuno, continua così perché sei davvero sulla strada giusta. E non perdere mai il sorriso, sei una delle persone più simpatiche che abbia mai avuto il piacere di conoscere. CRISTINA Ari, grazie per questo romanzo! Continua così: la tua bontà d’animo traspare da ogni pagina! SABRINA Grazie alla mia posizione di blogger ho già avuto la possibilità di chiacchierare con l'autrice (che trovo davvero molto simpatica) e quindi non ho nell'altro da aggiungere oltre che: continua così Arianna! Quale altro romanzo vi aspettiate da Arianna Petracin? EVA Visto che il romanzo lascia intravedere un sequel, in questo sequel mi aspetterei di conoscere in maniera più approfondita personaggi che non siano Becca. YLENIA Un sequel de L'inferno è femmina lo voglio per forza, perché davvero non può lasciarmi in quel modo. Arrivata all'ultima pagina mi stavo mangiando le mani per la curiosità. Poi qualsiasi cosa, davvero non riesco a immaginare cosa potrebbe inventare una mente malefica come la sua, ma davvero non vedo l'ora di scoprirlo. CRISTINA “Beh, io vorrei tanto un romanzo sulle stregheeee! Magari il loro punto di vista sulla lotta per il potere! Mi piacerebbe saperne di più sulla mamma di Becca!” SABRINA In seguito al colpo di scena finale che chiude "L'inferno è femmina" aspetto il seguito di questo romanzo! Ma sarei davvero curiosa di leggere anche qualcos'altro. Arianna è di sicuro un'autrice dalle molteplici capacità! E sequel sia! Vero Arianna? Sono certa che sarà un altro successone! Intanto, se non lo avete ancora fatto, munetevi del libro. Qui in calce trovate il link d'acquisto e approfondimenti sull'autrice e l'editore. Ringrazio di cuore ancora Eva, Cristina, Ylenia e Sabrina. Mi raccomando, seguitele su IG! E ora via alla festa! ACQUISTA SUBITO L'Infeno è femmina di Arianna Petracin Vuoi conoscere meglio l'autrice? Clicca qui sotto! "PRESENTA AUTORE" dell'autrice Arianna Petracin SITO DELL'EDITORE Dark Abyss Edizioni INTERVISTA ALL'EDITORE
IL SALOTTO DEL RECENSORE SU "L'INFERNO È FEMMINA" DI ARIANNA PETRACIN (DARK ABYSS ED.) con le bookstagrammer Eva, Ylenia, Cristina e Sabrina content media
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Elisa Averna
02 feb 2022
In Altro
Elenco work in progress -Editoria piccolo-media e big No Eap ma poco disponibile a pubblicare esordienti ed emergenti: A B BALDINI CASTOLDI BUR C CAIRO CASTELVECCHI D DeA Planeta Libri E F FANDANGO G GARZANTI GIUNTI EDITORI H I IL MULINO L LA CORTE EDITORE (pubblica anche emrgenti) LA NAVE DI TESEO LONGANESI M MARCOS Y MARCOS MARSILIO EDITORE MONDADORI N NERI POZZA EDITORE O P Q R S SANTELLI EDITORE SELLERIO SPERLING & KUPFER T TEA LIBRI TRE60 Gruppo editoriale Mauri Spagnol U UGO MURSIA EDITORE V Z
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Elisa Averna
15 dic 2021
In Il Salotto del Lettore
Cari amici librofili, dopo il successo della rubrica “Il Salotto del recensore” (dedicato ai libri di autori esordienti ed emergenti editi da c.e. No Eap), oggi inauguro la nuova rubrica “Il Salotto del lettore” (dedicato ai classici e alle opere di scrittori contemporanei), grazie alla collaborazione con il gruppo letterario di Facebook “Sto leggendo questo libro” amministrato da Massimo Grazzi, al quale sono grata per la sua disponibilità. Mi preme anche ringraziare la lettrice Carla De Propris per avermi fatto conoscere questo fervido e vivacissimo gruppo di lettori. In questa rubrica saranno protagonisti assoluti i lettori, con i loro pensieri, le loro suggestioni e i loro giudizi sui romanzi. Lettori appassionati, irriverenti, a volte spietati, ironici, dalla fervente cultura e dalla voglia di raccontarsi e raccontare. Per questo primo appuntamento, dedicato al capolavoro di Italo Svevo La coscienza di Zeno, ho il piacere di avere ospiti due fantastiche lettrici dalla maturità letteraria e dal vivace senso critico: Rita Gaviraghi e Laura Moreni, che ringrazio per le loro acute osservazioni e per aver accettato di confrontarsi su questo intramontabile classico della letteratura italiana. Ho voluto inaugurare il salotto con La coscienza di Zeno, libro che ho amato follemente, perché ancora tanto attuale per le tematiche affrontate in un oggi colmo di incertezze. Chi non ricorda l’US di Zeno e le sue vane promesse? Il domani dell’ultima sigaretta di Zeno è il domani che non arriva mai. Di quanti "domani" ognuno di noi è vittima e carnefice? Il "domani" del "comincio la dieta", il domani" del metto a posto la stanza" o quello in cui promettiamo a noi stessi di fare attività ginnica o di non cercare più chi non ci merita. Un romanzo eterno in cui la nostra vulnerabilità umana ci viene sbattuta in faccia senza sconti. La coscienza di Zeno fu pubblicata quando Svevo aveva già 62 anni e, con sua grande soddisfazione, fu molto apprezzata. Svevo disse a un amico: "Fino all’anno scorso ero il vecchio meno ambizioso del mondo. Ora sono sopraffatto dall'ambizione. Sono diventato desideroso di lodi. Ora vivo solo per gestire la mia gloria". Grazie, Svevo, per averci regalato questo capolavoro assoluto della letteratura! Il romanzo, come sappiamo, è il diario di un uomo in psicoanalisi, scritto per volere dell'analista e poi pubblicato dall'analista con la precipua intenzione di mettere in imbarazzo il suo paziente e vendicare il voler lui porre fine all'analisi. Zeno racconta cinque storie interconnesse: la storia del suo ultimo tentativo di smettere di fumare sigarette, la storia della morte di suo padre, la storia del suo matrimonio, la storia della sua amante e la storia della sua sfortunata società d'affari con il marito della sorella di sua moglie. Racconta ogni storia in modo diretto. Ma man mano che il romanzo procede, i temi trattati, insieme ai sentimenti di Zeno, si complicano. La via della confessione è ardua, perché, come dice lo stesso Zeno, "Una confessione scritta è sempre una bugia". Tuttavia, un romanzo che prende la forma di una confessione non deve essere necessariamente vero, quanto invece deve essere seducente e affascinante, e la voce di Zeno è entrambe le cose. Le motivazioni che dichiara Zeno sono semplici: raccontare cosa è successo e perché. Le azioni di Zeno non lo dipingono in modo positivo. Ma che importanza ha? Zeno fa sempre qualcosa di irragionevole, donchisciottesco, persino autodistruttivo solo perché gode della grandezza dei sentimenti coinvolti. QUARTA DI COPERTINA "La coscienza di Zeno" (pubblicato nel 1923 dall'editore Cappelli a Bologna), uno dei capolavori della letteratura europea del Novecento, è la tragicomica vicenda di un "inetto a vivere", che, su sollecitazione del proprio psicanalista, ripercorre le tappe della sua oscillante e inconcludente esistenza punteggiata dai ripetuti, e inutili, tentativi di smettere di fumare. Zeno Cosini è una specie di marionetta tirata da fili che, quanto più indaga, tanto più gli sfuggono. È schiacciato da un destino che sembra ineluttabile: desideroso dell'Ordine, è sommerso dal Caos; alla infantile ricerca di certezze, si ritrova compiaciuto funambolo sul filo oscillante della catastrofe personale e familiare. Introduzione di Franco Marcoaldi. PRESENTAZIONI Rita Gaviraghi Insegnante di Lettere e Latino, vivo con i libri perennemente tra le mani. Leggo con disordine e velocità, per recuperare il tempo che da giovane ritengo di aver perso; sono diventata lettrice (per mia scelta e secondo mio gusto) da adulta, dopo gli studi: ora leggo anche tre, quattro testi contemporaneamente. Alterno italiani, stranieri, antichi e moderni. Amo alcuni autori e tendo a fare il corso monografico, quando incappo in uno di loro, fino a che non mi stanco, perché, prima o poi, c’è sempre qualche libro, anche di un grande scrittore, che non è all’altezza dell’idea che mi sono fatta dell’autore. Laura Moreni Scrivo per passione e per professione, e da poco ho pubblicato il mio primo romanzo: Siamo come le lumache. Leggo sempre, da che ne ho memoria, non solo nel tempo libero ma anche nel tempo del lavoro, in cui, per me, lettura e scrittura si intrecciano profondamente. Amo leggere soprattutto romanzi, e a volte saggi che trattano di scrittura. La narrativa mi attrae in maniera irresistibile, e sono onnivora nelle mie scelte: dai grandi classici alla letteratura contemporanea, da autori sconosciuti o esordienti ai pilastri della letteratura mondiale. Amo molto la lingua italiana – e quindi sono naturalmente attratta dalla narrativa italiana – ma adoro le storie ben raccontate, e le emozioni e sensazioni che sanno evocare: non ho quindi pregiudizi e leggo qualsiasi autore, di qualsiasi provenienza. NEL VIVO DEL SALOTTO Se aveste magicamente la possibilità di incontrare Zeno Cosini che cosa gli chiedereste? Rita Gaviraghi Se ha smesso di fumare e quale facoltà universitaria ha deciso di frequentare, dopo i numerosi cambi di gioventù. Laura Moreni Se si è reso conto di quanto, volendo essere polemico e ironico sulla psicanalisi introdotta da Freud, ne è stato al contrario portavoce brillante, consentendo a tutti di assaporarne le teorie fondamentali: attraverso il racconto delle sue nevrosi e della sua cronica non-decisione, infatti, si è allontanato dall’archetipo dell’eroe e si è trasformato, semplicemente, in uno di noi. Zeno, sa cosa significa?? Qual è il tema del romanzo che avete trovato più coinvolgente e perché? Rita Gaviraghi L’inettitudine. Il fatto che la vita attuale sia inquinata alle radici e che non dipenda da noi e dalla buona volontà del singolo darci da fare e agire, ma, essendo tutti malati, siamo paralizzati e vittime del destino e delle circostanze. Finché qualcuno, più malato di tutti, non schiaccerà quel bottone che distruggerà il mondo e riporterà la Terra allo stato di nebulosa. Laura Moreni Gli atti mancati; le ULTIME cose (l’ultima sigaretta, l’ultimo bacio, l’ultimo tradimento…). Tutto ciò che dovrebbe essere “ultimo” ma che poi cozza con la reale volontà di Zeno, perché, al contrario di ciò che dichiara, tenere fede alla volontà significherebbe prendere coscienza di una decisione, fare una scelta concreta e portarla avanti, assumere una posizione. Ma Zeno non sembra volerlo davvero, perché gongolare nel limbo dell’indecisione diventa più che un alibi: è una scusante, una motivazione per evitare di guardarsi allo specchio, di vedersi davvero, di affrontare un confronto con se stesso (che è poi in teoria l’intento ultimo della psicanalisi). L’alternanza bugia/verità nel romanzo ha un suo peso specifico. Zeno afferma: “Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.” Che ne pensate di questa affermazione? Rita Gaviraghi Affermazione affascinante, che mostra come procede l’autore: personalmente mi tocca rileggere le frasi di Svevo tre volte, prima di sciogliere i suoi grumi. Allora, mi accorgo che la verità e la menzogna sono così irrimediabilmente legate che stanno dentro la stessa frase, la stessa parola. A tal proposito, ho letto di recente un libro scientifico, Bestiari Matematici, di Paolo Alessandrini, che incentra la terza parte sui ‘mostri’ che derivano dall’uso capzioso della logica, fino a creare gorghi irrisolvibili. Svevo è uno di questi gorghi: se finisci dentro, annaspi per uscirne, ma non si può. Laura Moreni Penso di essere d’accordo con Zeno! La sensazione è che lui voglia prendere un po’ tutti in giro, e con questa affermazione (una delle poche dirette e sincere) lo sta dichiarando. Del resto, si tratta di una frase che pare attuale ancora oggi quando, se ci pensiamo bene, è sempre più soverchiante il fatto che i rapporti con gli altri si fondino su basi molto fragili e spesso superficiali. Sono frequenti i rapporti (di lavoro, di cortesia, di conoscenza…) in cui, se si fosse sinceri davvero, se si avesse il coraggio di dire la verità, tali basi si sgretolerebbero. E allora ci si abitua a dare all’altro quello che vuole sentirsi dire e mantenere un filtro ben riconoscibile tra bugia (si legga: “mezza verità”) e sincerità. Che cosa rende secondo voi “La coscienza di Zeno” un romanzo intramontabile? Rita Gaviraghi Il fatto che rappresenti l’uomo moderno con la sua paralisi e i suoi complessi come pochi altri libri (Lo straniero di Camus, Il lupo della steppa di Hesse, Le particelle elementari di Houellebecq). Solo che credo sia il primo in ordine di apparizione. E pone la letteratura italiana ad un livello europeo. Laura Moreni La sua attualità. Al di là dell’ironia che pervade tutto il romanzo, l’inadeguatezza di Zeno e la sua incapacità di trovare un “suo” posto nel mondo (e di cercarlo, ancor più) rappresentano il tono amaro della narrazione, quello che forse Svevo avrebbe preferito non delineare, ma che rispecchia l’insicurezza dell’uomo moderno. Non solo: in maniera addirittura più sconfortante rappresenta anche la realtà contemporanea, la capacità di nascondersi dietro a schermi e tastiere ed evitare ulteriori responsabilità. L’inettitudine a reagire, a creare, a scegliere è, secondo me, il male del nostro tempo, la maledizione delle nuove generazioni: ci sono menti vivaci, tecnologia e strumenti e, in parallelo, un’indolenza di fondo che fa sprecare talenti e possibilità. Non credo che Zeno avrebbe mai pensato di essere tuttora un personaggio attuale, dopo quasi cent’anni dalla sua prima comparsa. A chi consigliereste di leggere “La coscienza di Zeno”? Rita Gaviraghi A tutti i miei studenti liceali di quinta: almeno alcune pagine, non dico tutto. E avviso sempre che ancora meglio di questo è Senilità, sempre di Svevo. Laura Moreni A chi desidera avvicinarsi a una letteratura introspettiva, all’esigenza di porsi domande e di andare alla ricerca di risposte. Le nevrosi e le manie di Zeno, grazie all’ironia con cui vengono raccontate, consentono al lettore di chiedersi come avrebbe reagito al suo posto: portare un lettore a porsi delle domande è caratteristica dei grandi romanzi. Un vostro pensiero conclusivo sull’opera? Rita Gaviraghi Un classico, talmente complesso, denso e scritto da un uomo così intelligente che richiederebbe almeno tre o quattro riletture per essere padroneggiato appieno. Anzi, comincio subito. Laura Moreni Penso sia una lettura che, almeno una volta nella vita, vada affrontata oltre la scuola, come romanzo né più né meno. Anche se a tratti può essere sgradevole, è altrettanto profondo e dovrebbe far parte del bagaglio di ogni lettore. Ringrazio ancora Rita e Laura per essersi prestate a questo salotto letterario. Auguro a tutti noi di non perdere mai l’entusiasmo di leggere e di viaggiare nel mondo della fantasia. Vi lascio con una buona tisana e alla prossima! PER PARTECIPARE A UN SALOTTO DEL LETTORE: - Iscriviti al gruppo Facebook "Sto leggendo questo libro" - Predisponiti a confrontarti su una stessa opera con un altro lettore o con più lettori, quindi scrivimi al mio indirizzo di posta elettronica: musididattici@gmail.com Oggetto: candidatura per il "Salotto del Lettore" Titolo del romanzo di cui ti piacerebbe parlare Al resto penserò io!
IL SALOTTO DEL LETTORE SU “LA COSCIENZA DI ZENO” DI ITALO SVEVO CON RITA GAVIRAGHI E LAURA MORENI content media
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Elisa Averna
14 dic 2021
In Interviste ai Recensori
Cari amici dei libri, in questa intervista ho il piacere di avere ospite il bookblogger Daniele Da Prato, che trovate su Instagram come "recensionelibriddp". Invito tutti a seguirlo sui social e a visitare il suo blog ( link in calce). Innanzitutto ringrazio Daniele per aver accettato di essere mio ospite e per la vivacità con cui ha risposto alla carrellata di domande che gli ho posto. Daniele è un capace osservatore, approfondisce le trame, ne sviscera i contenuti (ha anche messo ai raggi X il mio "L’Aquila d’Oro – Sulle tracce del Quarto Reich", senza alcuna remora e con coraggio, visto il tema trattato). Daniele non si limita a raccontare la trama e a dire "sì, mi è piaciuta" oppure "no, non mi è piaciuta". Daniele motiva dettagliatamente il suo giudizio e non ha paura di dire la sua in modo schietto e sincero. Come il solito, con orgoglio, vi preciso che in questa rubrica troverete esclusivamente ospiti recensori di specchiata onestà e incorruttibilità, quindi recensori che mai per denaro accetterebbero di scrivere recensioni false o condizionate dai diktat di autori ed editori, come purtroppo in certi casi accade, casi che rischiano ingiustamente di indurre a fare di tutta un’erba un fascio. I recensori da me selezionati sono anche sensibili alla provenienza dei libri che sono loro proposti in lettura, ossia se editi a pagamento oppure no, o almeno sono predisposti a privilegiare nelle loro scelte i libri editi No Eap. Per quanto in molti casi sia difficile, se non impossibile, avere certezze sull’etica professionale di un editore, quindi se NO EAP o EAP, già il fatto che questi recensori si pongano la domanda sulla provenienza dei libri è indice di professionalità. Poi, ovviamente, tutto può accadere, anche recensire inconsapevolmente testi di editori a pagamento o non del tutto free perché il far west editoriale è sempre più far west. Non desisto nello sperare che sempre più recensori di libri, prima di accettare una proposta di lettura, s’informino sull’editore per non incoraggiare il mercato della pseudo-editoria che, per non ingenerare confusione, carpendo la buona fede degli acquirenti, andrebbe qualificata diversamente, per esempio “tipografia con servizi aggiuntivi" (cosa che avrò detto 400 volte, quindi questa è la 401!). E ora, finalmente, entriamo nel vivo dell’intervista! P.S. Scusate se, ogni tanto, troverete nelle risposte qualche mia "interferenza«… È stato più forte di me! INTERVISTA Ciao Daniele, vuoi parlarci della tua attività di bookblogger? Ciao Elisa e grazie per avere scelto di intervistarmi. La mia attività di bookblogger è nata all’inizio di questa estate. Inizialmente accedevo sporadicamente ad Instagram e pubblicavo recensioni e contenuti di libri di scrittori famosi. Poi ho scelto di provare a modificare la pagina e a recensire scrittori emergenti, o comunque non ancora famosi. Devo dire che ho avuto gran soddisfazione quando ogni giorno mi giungevano proposte da scrittori emergenti di leggere e recensire i loro libri. Sono rimasto sorpreso. Inoltre, con il passaparola penso, sempre più persone abbiano cominciato a propormi loro libri da recensire. Pensa Elisa che ho dovuto momentaneamente sospendere la presa in carico delle opere perché ne avrò per un anno coi libri che già ho! La tua vocazione alla lettura da dove nasce? Hai un ricordo che vuoi condividere? Il primo romanzo letto, la prima storia che ti ha appassionato… Ho sempre amato leggere, sin da bambino. Ricordo che il romanzo che mi colpì particolarmente alle elementari fu “I Ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnàr. Inoltre ho un particolare legame con l’Ungheria, Molnàr era appunto magiaro, poiché la moglie di mio padre è di Budapest, conosco benissimo le tradizioni di quel paese. Il libro invece che fece breccia nella mia preadolescenza fu “Il Signore delle Mosche” di William Golding. C’è da dire però che il romanzo che più ho amato e che tutt’ora lo ritengo il migliore di tutte le ere è “I Miserabili” di Victor Hugo. (Quanto lo amo anch'io!) Potrei fare una tesi su ciò che ho letto e ciò che voglio leggere, ma il libro sopracitato con la sua denuncia sociale è veramente appassionante. Mi è sempre piaciuta la letteratura francese, Hugo, Flaubert, Balzac, Zola ecc. perché ritengo che i transalpini siano maestri nella denuncia sociale, mi viene in mente il “J’accuse” di Zola, ma questo è solo un esempio. Essendo scrittore di poesie amo chiaramente anche Baudelaire, unico, e i “Poeti Maledetti” soprattutto il geniale Rimbaud e il comunque illustre Verlaine. (Condivido tutto!) 😍 Che cosa cerchi negli autori di narrativa? Devono rompere ogni schema letterario degli scrittori classici. Sto parlando di monumenti della letteratura vero, ma troppi tentano di imitarli e cadono nella trappola di fare brutte copie di romanzi già scritti. (Parole sante!) Dagli autori mi aspetto, certo uno spunto dai classici, ma tanta originalità nella narrazione, nelle descrizioni e nel sapere coinvolgere i lettori con uno stile proprio. Ho recensito libri che sicuramente non resteranno nella storia, o forse sì, comunque intrisi di originalità, ogni autore deve avere uno stile suo. Io voglio leggere un libro diverso dello stesso autore, e senza sapere il titolo del secondo, capire chi l’ha scritto! Pretendo troppo? Forse! Ma ti faccio un esempio: ho recensito un libro da 7 che potenzialmente era da 10, ma l’autore non aveva curato affatto il personaggio principale, dalle cose minime, per esempio com’è vestito, a cose più profonde, mancava una fase introspettiva del protagonista, nonché un background, totalmente assente, un bel libro che poteva essere bellissimo. Cosa mi aspetto quindi dalla narrativa? Che l’autore crei sogni, e faccia sognare noi lettori. Che cosa ti attira primariamente di un libro? La storia sicuramente è importante, ma ci deve essere Ho letto dei “crime” che erano talmente piatti e privi di idee che confondevo l’uno con l’altro. Sono un esteta, non mi piace la descrizione blanda, quando leggo io devo vedere un film, una serie di frame, non mi devo accorgere che sto leggendo, se me ne accorgo significa che lo scrittore non mi dà un forte impulso. Poi certo anche la storia mi deve piacere, torniamo lì Elisa, “Originalità”! Nei personaggi, nella trama, appunto cosa mi aspetto da uno scrittore? Sogni, e se questo sogno lo mette su carta deve far sognare pure me! Come scegli i libri da leggere? Non leggendo tutti i tipi di narrativa mi studio il libro, l’argomento trattato. Certo ha peso anche la conoscenza di chi scrive, ma non totale. Ho letto libri di autori che non conoscevo che mi hanno entusiasmato. Preferisco, e sempre sarà così, i Saggi ai romanzi, ma fare il bookstagrammer mi ha dato nuovamente la gioia di riscoprire quest’ultimi, e molti di quelli che ho letto mi hanno fatto sognare, come il tuo sul Quarto Reich, un romanzo, che seppur non del tutto inventato, (inventato è inventato... ma si basa su una solida documentazione storica) ha soddisfatto del tutto le mie aspettative, ovvero essere in prima fila, un uditore muto ma assieme ai personaggi, lì con loro, in ogni tempo e in ogni spazio. Ribadisco: Quando scrivete sognate e avrete molte possibilità di fare sognare il lettore. (Che bello!) Come selezione i libri da recensire? Recensisci solo libri da te scelti o anche quelli che ti sono segnalati da editori e autori? No, diciamo che recensisco tutte le opere segnalate. Ho però collaborazioni con case editrici che vogliono recensioni a scadenza, ma lo chiarisco subito quando mi spediscono un libro che ci vorrà un po’ di tempo a recensirlo, per i rapporti con le suddette CE e anche perché fortunatamente ho un lavoro, mentre fare il bookstagrammer è un hobby. Per far capire meglio i tuoi gusti letterari a chi ti propone in lettura un’opera, ti chiedo di rivelarci tra i classici, di narrativa di qualsiasi genere, quali libri ti hanno più appassionato. Mi piacciono molto, rimanendo nel campo dei romanzi, i “crime”, gli “horror” e i thriller” nonché ovviamente tutti i romanzi a carattere sociale e storico, mi piacerebbero anche di stampo teologico, ma in tal settore non ho mai trovato un romanzo e penso sia molto difficile da attuare. Comunque se debbo fare dei nomi ribadisco: “I Miserabili” di Hugo, “Il Signore delle Mosche” di Goldwin e “Il Ritratto di Dorian Gray” Di Wilde. Questi romanzi mi hanno formato, sono stati i propulsori della mia mente letterale! Che genere di libro non leggeresti mai? Come detto a priori non scarto niente, ammetto però che difficilmente troverò un genere “romance” che mi vada a genio, eppure devo recensirli, quindi qui si deve vedere, passami il termine, la mia “professionalità” sul giudicare un libro in “toto” per come è fatto e non solo perché ci sono morti o battaglie epiche. Ribadisco, ammetto che tal genere lo leggo in molto tempo, non mi appassiona, ma ritengo di essere comunque professionale e saper distinguere un “romance” fatto bene da uno fatto peggio o magari del tutto pessimo! (Ti capisco... Sarò crudelissima, ma io i romance non riesco neanche a considerarli "genere letterario", li vedo come telenovelas/fotoromanzi in formato libro). Quali criteri di valutazione applichi nel recensire un libro di narrativa? Ovvio che è diverso dai Saggi, in questo settore andrei a vedere le fonti, sono confutabili? Sono interpretabili? Dati oggettivi di fatto? Oltre il fatto che il libro sia costruito bene o male. Nel romanzo narrativo, l’autore, purché lo specifichi, può lavorare molto di fantasia, ispirarsi a fatti reali o inventarsi una storia di sana pianto su una determinata cosa o situazione. Quindi io premio chi fa una storia molto fantasiosa, che abbia una logica, anche nella sua illogicità, e poi chiaramente restano fondamentali le regole del romanzo “perfetto”, la costruzione narrativa, le descrizioni, la coerenza del personaggio (protagonista, antagonisti ecc.) e Ma so che non è facile, perché se si fa il contrario, capitoli troppo corti, invece il lettore potrebbe perdere riferimenti. Il vostro mestiere non è facile lo so. (Io adoro il minimalismo srilistico. Riuscire a dire tanto con poco è un grande traguardo. Le descrizioni troppo, le frasi obese che schiattano per l'uso smodato di aggettivi mi fanno perdere l'orientamento). Che cosa pensi della cosiddetta “editoria” a pagamento? Credi che sia giusto che i lettori non sappiano l’origine di un libro, quindi se esso provenga o meno da case editrici a pagamento? Sono, come tutti spero, per la libertà del lettore di scegliere, come io che recensisco, ho accettato libri da EAP, tanto poi il talento dello scrittore si vede, o almeno a mio modo io lo vedo. Però penso che il lettore si debba informare se sta comprando un libro di chi per merito si è guadagnato la pubblicazione, o da chi ha pagato e di conseguenza in ogni caso è stato prodotto. Le EAP dubito che mettano un “Advertising Space” spiegando che pubblicano chiunque paghi. Quindi il lettore se vuole un libro di qualità deve essere lui attento alla scelta. Comunque sono contrario all’editoria a pagamento, difatti mi hanno inviato un libro da recensire da una EAP, ed era veramente un “pensierino” delle elementari, privo di logica, di idee, mentre altri sono No EAP, e tranne uno che era sulla sufficienza, gli altri sono ottimi libri compreso il tuo (mercie beaucoup!) come ho detto il talento si vede. La domanda che mi poni è di difficile soluzione, non credo si possa fare una legge che indichi EAP da No EAP (sarebbe sufficiente un contrassegno sul libro); quindi ribadisco, sono contrario, ma penso stia al lettore sapere chi pubblica tutto e chi solo materiale di qualità. Il lavoro che fai tu in questo settore è utilissimo, ho alcuni amici che vogliono pubblicare, ho detto loro di seguirti su Instagram che periodicamente pubblichi le No EAP. Tante vale capire subito se si vale o no! La “Prostituzione del Libro” è bruttissima, svilisce chi fa il vostro lavoro con passione, ma per evitarla l’unica cosa che deve fare il lettore è informarsi. Credi che sia giusto che un lettore non sappia se un autore ha pagato un blogger per farsi recensire una sua opera? In un post sulla tua pagina Facebook già risposi a questa domanda. Siamo umani e sapere che una recensione positiva ci porterà soldi non ci farebbe essere coerenti, insomma esalteremo Pinocchio, non me ne voglia Collodi, come se fosse la Divina Commedia. Il recensore non deve essere pagato, è innaturale, io mi rifiuterei, ammetto che non mi è stato mai chiesto. Anzi tanti hanno apprezzato le critiche ai loro romanzi come “costruttive”. Nel mio piccolo cerco di far capire che si può sbagliare senza essere incapaci di fare una cosa. Io in primis ho provato a scrivere molti romanzi, ma poi ho capito che la mia via era la poesia. Spesso ho proprio detto che i romanzi non erano ben fatti, ma vedevo le potenzialità per riprovarci, incitando a farlo. Quindi è ingannare, una truffa, dare al lettore informazioni volutamente ottime su un libro solo perché il blogger è stato pagato. Ma c’è chi lo fa e sempre lo farà. Come ho detto sopra “La Prostituzione del Libro”. Ti è mai capitato di recensire autori esordienti o emergenti? Assolutamente sì, uno proprio totalmente emergente, l’ho già recensito ma per accordi il tutto lo leggerete tra qualche giorno. Comunque era il suo primo romanzo, non eccellente dico la verità, ma discreto, appunto gli ho dato suggerimenti su come migliorare, soprattutto il personaggio, poco dettagliato e povero di descrizioni, soprattutto blando nell’introspezione. Quali generi preferisci? Ho già risposto ma ribadisco, “crime”, “thriller” e “horror”, se si parla strettamente di narrativa, se si vuol dare anche un senso di scienza molto anche i romanzi storici e sociologici. Se fossi costretto a scegliere tra un libro con un’idea originale, ma con una scrittura non particolarmente intrigante e un libro con un tema banale, ma scritto in modo eccelso, che cosa sceglieresti? Chiamerei gli autori e dire di fare un libro “a quattro mani”, forse i romanzi o saggi, insieme ne farebbero uno buono. Non scelgo nessuno dei due, mi trovo costretto a rispondere così. Vuoi una macchina nuova? Deve avere quattro ruote, se ne hai solo tre poi aspirare solo ad un Ape Piaggio, argomento: La via di mezzo in un romanzo è la linea degli indecisi, di chi non si prende il coraggio di sbagliare, non tentando di costruire una storia completa. Questo lo criticherei gli direi, metti la quarta ruota e fammi sognare. Se vuoi viaggiare sempre con l’Ape non sarai mai nessuno, e su tre ruote non si è neppure troppo in equilibrio. Scusa l’esempio meccanico, Elisa, ma ci stava! Per inquadrare un libro prima di farne una lettura completa ti capita mai, “di nascosto da te stesso”, di dare una sbirciatina a una pagina a caso o di leggerne l’incipit e addirittura la fine? No, mai, leggo solo la quarta copertina e il frontespizio cercando di capire cosa tratta un po’ più nel dettaglio. Ti è mai capitato: -di trovare in un’opera per te scadente qualcosa di comunque interessante? Ovvio! Spero sempre che un autore voglia sviluppare un’idea, se ci riesce bene, altrimenti senza problemi faccio presente che ammiro l’idea, l’iniziativa, ma anche che il romanzo è da riscrivere. -di interrompere un libro perché proprio non hai trovato nessun motivo per terminarlo? No, i libri li leggo sempre tutti, ma già prima di metà di esso mi rendo conto quanto sia valido o meno. -di annoiarti mortalmente in una lettura e riporre il libro facendo pensieri inesprimibili? A fine libro sì, per correttezza non dico di chi, mi capita però di terminare un libro e fare del turpiloquio. Ma comunque accade anche con i personaggi famosi. Ho letto libri di autori storici facendo la stessa cosa. - di cercare affannosamente, scorrendo con rapidità le pagine di un libro, qualcosa che fermi la tua attenzione? No, diciamo che io leggo sempre moltissimo e velocemente. Ammetto però che spesso ho sperato di finire il prima possibile libri veramente stantii. -di leggere uno stesso romanzo per il piacere di rivivere le emozioni della prima volta che lo hai letto? Sì, ma solo uno: “I Miserabili” di Hugo. Mi piace quella denuncia sociale, il pensiero che veramente per un pezzo di pane rubato per non morire di fame si venisse condannati a 20 anni di carcere, lavori forzati, ecc. Amo i libri di denuncia, ma sono molto difficili, solo i grandi ci sono riusciti, gli autori di oggi temono questo tipo di romanzo e optano per un Saggio. Spero torni qualcuno tra gli emergenti che non scriva un libro fine a sé stesso ma a denunciare la società. Non sono le lotte di classe a fare le vere rivoluzioni. Voi, con i vostri libri, potete fare la vera rivoluzione che consiste nel dare coscienza alla gente che i cambiamenti partono dal basso, dai libri, dall’educazione scolastica. Vorrei una rivoluzione di idee. Io con le mie poesie faccio ciò, ci riesco? Non so, inoltre non posso giudicare una mia opera. Questo è un altro sogno che mi aspetto da voi: La denuncia sociale romanzata, per citare un grande, che l’ha fatta per l’Italia, una sorta di “I Promessi Sposi” dei giorni nostri. Puoi essere il campione olimpico di tiro con l’arco, ma se ti scordi la freccia non fai niente: Autori, se avete una freccia scagliatela e fate centro. -di emozionarti nella lettura fino a commuoverti? Si questo è capitato tante volte, mi succede anche coi film piuttosto che Serie Tv, non piango, spesso mi farebbe bene, per indole, ma come tutti mi commuovo, quindi sì. Spesso dopo aver riposto un libro che mi da emozione ho una sorta di crisi, tipo: “Non troverò mai più un libro del genere!” Per fortuna l’esperienza da lettore, recensore e scrittore di poesie mi ha insegnato una cosa, ovvero trovi sempre qualcosa di migliore in questa vita, qui letteralmente parlando. E di Wilde amo rileggere spesso Lettera dal carcere del 29 Aprile 1895. Questo inno all’amore, di qualsiasi genere, omo o etero, mi ha davvero commosso tanto e continua a farlo! -di aver valutato un libro negativamente e poi di tornare sui tuoi passi oppure il contrario? Non proprio, mi è successo però che a scuola mi facessero leggere libri senza spiegarmeli bene, scuole medie e primi anni di superiori, e quindi non capivo perché quel libro era tanto famoso. Un esempio di un libro che ho riletto perché al tempo non lo capii e il “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Ci hanno fatto anche un film, che io ho visto. Come detto l’uomo riesce a denigrare i più grandi libri volendo dargli vita nei cinema, ma un libro brilla di luce propria, un libro deve rimanere tale secondo me. Vedi Elisa, esempio sopra a parte dove parliamo di grandi della letteratura, leggo con molta attenzione, e seppur il mio commento è soggettivo e quindi giustamente sottoposto a critiche, nonostante tutto se una lettura non mi è piaciuta non la rivaluto. Potrei farlo, come ho spiegato sopra, se questa opera diventasse talmente famosa da farmi venire il dubbio di non aver colto il senso. Quindi diciamo che se un libro da me valutato male fa successo e mi invita a rileggerlo, non mi sento ferito, anzi sono contento di aver sbagliato. Ma per adesso non è mai successo. Che cos’è che proprio non sopporti, stilisticamente parlando, di un autore? Non amo lo scrittore che tralascia l’introspezione del protagonista, antagonista e/o personaggi principali. Questi debbono prendere vita, devono possedermi e possedere il lettore. Importantissima comunque la descrizione in generale, anche di un ambiente, cioè ho letto libri dove si scrive: “tal dei tali” entra in un bar e si siede”. Ecco sembra o no un inizio di una barzelletta? Mi devi descrivere chi c’è dentro il bar, i dettagli, come sono le luci? Soffuse? Vai in discoteca ad esempio, entri ti siedi e non mi descrivi le luci, soffuse, calde, ecc., che musica c’è, non c’è nessuna/o donna/uomo che ti intriga? Che fai non la descrivi? Inoltre amo un linguaggio capibile a tutti, ma comunque forbito, puoi personalizzare il personaggio nei dialoghi, cioè magari farlo parlare in dialetto, ecco questo mi piace perché dai un tocco tuo al protagonista. Non amo inoltre i capitoli troppo lunghi, scoraggiano e rallentano la lettura, a volte possono far perdere il filone della narrazione, ma come detto ciò non è facile, perché troppo corti sono egualmente dannosi. Quanto tempo impieghi per leggere un libro che ti appassiona? Dalle 24h a 3-4 giorni. Quello dipende dalla lunghezza anche, comunque se si resta ad esempio sulle 400 pagine, se un libro è scorrevole e non stantio da invitarti a leggerlo poco, riesco a leggerlo nell’arco di tempo che ho indicato sopra. Che cosa ti coinvolge di più di una trama? Chiaramente, Elisa, amo i colpi di scena, ovvero un finale inaspettato, che richiede abilità tecnica, significa che lo scrittore ti ha portato dove voleva lui per poi farti capire che in un libro non c’è nulla di scontato. Inoltre amo molto i dialoghi, devono sempre essere sottoposti alla narrazione descrittiva ovvio, ma se messi al posto giusto al momento giusto ti fanno vivere meglio l’opera. Si dice spesso che un libro non si giudica dalla copertina, ma secondo la tua esperienza, quanta importanza ha realmente la copertina di un libro? E’ importante se poi la trama è accattivante, ti prende. Faccio un esempio, se vedo passare delle donne in una strada, una è bellissima, ovvio che la mia attenzione principale va su lei, non lo nascondo, ma poi conoscendola vedo che è “vuota”, non mi prende, magari invece l’amica che all’occhio sembrava più “bruttina” la scopri e te ne innamori. Riportando questa storiella alla tua domanda sui libri: la copertina deve essere curata, è il primo impatto, a parità di argomento forse sceglierei la copertina “forte”. Cioè se due libri parlano di pugilato, che ho praticato e tutt’ora amo, una copertina ha la testa di una tigre che mostra selvaggiamente i suoi denti, e l’altra ha solo il disegno di un guantone, scelgo la tigre, mi segui? Se però invece hanno diversa trama, inizialmente mi prenderà la tigre, ma se la copertina più brutta ha una trama migliore sceglierò quella. Concludo dicendo che editore e scrittore devono lavorare su due binari, il primo impatto: La copertina, come ho detto attira, ti calamita; ma una buona introduzione, priva di spoiler ovvio, che descriva di cosa si tratta è altrettanto importante. Quindi capisco il perché voi scrittori assieme agli editori lavoriate tanto sul prodotto finale, si debbono abbinare queste cose. Ad esempio, tirandoti nuovamente in ballo, nel tuo libro “L’Aquila d’Oro – sulle tracce del Quarto Reich” la copertina ha avuto un impatto fortissimo in me! Io che leggo i Saggi Storici, vedere l’aquila, la svastica, ecc. poi leggere la trama mi ha invogliato tantissimo a farmi scegliere di recensirlo, dopo lettura ovviamente. Ed è stato importante anche il video Youtube! Io punterei su questo: “Accoppiata copertina – trama” per la scelta, sperando poi che sia un buon libro. Aggiungere inoltre un breve video Youtube non è idea malvagia, anzi, tutt’altro! Quanta importanza ha una quarta di copertina? Ti ho risposto sopra praticamente. Comunque ribadisco, per me è importantissima, io pubblicassi nella quarta metterei piccoli estratti di libro e le recensioni positive “in pillole”. Insieme ad una copertina accattivante è un mix interessantissimo! Ti sei mai sentito tradito da una copertina o da una quarta di copertina? Si, ma non molte volte. Io quando compro un libro, online o libreria, lo “studio”, ad esempio oltre a recensione vado a cercare altri libri dell’autore, se è emergente oppure come denunci tu, il solito che pubblica con EAP, quindi pur non avendo talento continuano aprodurlo. Quindi succede raramente. Vedi io scrivo poesie, e non sono un poeta, i poeti sono Baudelaire, Rimbaud ecc., ma amavo anche scrivere romanzi. Non riesco, non sono capace, quindi continuo nel mio filone poetico, ma con questo che voglio dire? Se non hai talento nella scrittura cerca altre strade, io sono convinto che ognuno di noi ha delle eccellenze, ma vanno trovate, e non battere la testa dove non riesci, ti fai solo male e peggiori la tua reputazione. Quanto il titolo di un’opera sollecita la tua curiosità? Qui ti rispondo su due fronti: nel Saggio moltissimo, mi occupo di Teologia, Sociologia e Storia come sai, quindi un Saggio sull’Isis, quindi di sociologia sul terrorismo, piuttosto che la Storia dell’Antica Roma, per fare due esempi, coi loro titoli fanno sì che io come minimo guardi chi l’ha scritto, come vedi il titolo mi porta già ad una seconda fase. Per i romanzi lo schema è quello, un titolo e una buona copertina mi attraggono, ma la scelta è molto più oculata, leggo la trama, le recensioni ecc. Nel caso del Saggio il titolo se poi conosco anche l’autore è fondamentale, non per leggerezza, perché di ciò tratterà, poi succede che un libro sulla “Rivoluzione Francese”, solo un esempio, che mi ha catturato con il titolo e una breve sinossi, si sia rivelato, almeno per me, una delusione. Si dice che non bisogna mai confondere l’autore con la sua opera, ti sei mai cimentato nel leggere un’opera di un autore per la cui la persona non nutri particolare simpatia? Sì, ti dico anche di chi. Il libro di Giorgia Meloni. Fatto veramente bene, non ho paura a dire che le idee di essa sono lontane da me quanto la luna, però è una donna intelligente, di carattere, e se devo avere avversari, non nemici, li voglio tosti! Non mi piace vincere facile, passato da pugile? Forse, fatto è che ho scritto a Giorgia Meloni apprezzando il libro ma facendole domande scomode, mi ha contattato per mail dicendo che le sono piaciuti i miei questi, quando avrà tempo risponderà. Lo farà? Non lo so ma non ha nemmeno tanta importanza, ho idee politiche ma non voglio fare il politico, leggo tali Saggi in chiave storico-sociale. Preferisci leggere libri in formato cartaceo o e-book? Il cartaceo è sempre il massimo. Toccare le pagine, sentirne l’odore è una sensazione unica. Ma siamo in un’era digitale, non potremmo mai tornare indietro, quindi per esigenze e tempi leggo in pdf o Kindle, ma un vero lettore preferirà sempre la carta! Infatti se volessi comperare un testo che mi sta particolarmente a cuore lo comprerei cartaceo. Tre, quattro giorni alla settimana spolverò i miei libri cartacei, sono come figli per me. Ho detto tutto! Che cosa ti rende soddisfatto in questa tua passione e che cosa no? Tutto mi soddisfa, d’altronde leggere spesso è un rischio, ma solamente dal punto di vista economico, e trascurabile dopotutto, ovvero i libri, giusto ci mancherebbe, si pagano, a volte avrei speso soldi in altro piuttosto che in un libro che prometteva bene ma che poi, almeno per me, si è rivelato un fiasco. Ma questo rischio, trascurabilissimo, lo corre chiunque legga. Secondo te, in generale quanto può influire nella scelta di un libro la lettura delle recensioni che lo riguardano? Se sono oneste, e fatte bene tantissimo. Poi, secondo me, conta anche la fiducia, se tu leggi la recensione di una persona che sai che è imparziale e le sa fare bene, ci sono ottime probabilità che opti per la scelta di tale libro. Come deve essere per te la recensione “perfetta”? Non sono perfetto, per fortuna, amo i miei difetti più di me stesso. Ti posso descrivere, consentimelo, il “mio stile”. Punto molto sulla struttura del testo, riportando come scorre la trama, la cura dei dettagli, descrizioni di oggetti e soggetti, chiaramente nel secondo caso anche la parte introspettiva. Inoltre l’originalità, ad esempio: di romanzi “crime” ce ne sono quanti ne vuoi, famosi a parte, tra gli emergenti perché io consiglio il tuo libro rispetto ad un altro con un tema similare? Qui si va sulla fantasia, sui sogni. Voi dovete sognare prima di scrivere, ci dovete regalare sogni e tanta fantasia, perché la struttura sola non fa un libro interessante! Per questo io sono contrario alle scuole di scrittura: “Vi insegno a scrivere”. A scrivere si impara a scuola, a fare bei libri ci vuole, prima della struttura, estro e fantasia dovete regalare sogni. Per concludere, io inizio la recensione con la trama del romanzo, senza però scrivere troppo, diciamo che nelle mie recensioni c’è “un’altra quarta copertina” ovvero dico l’essenziale per invogliare, poi se vuoi sognare, devi leggere il sogno, leggere il libro. I sogni non si recensiscono! Dedico molto tempo alla struttura, cura dei personaggi, capitoli, linguaggio, dialoghi, coerenza, insomma molti criteri, recensire bene, casomai io lo faccia, non è affatto facile. Che consiglio daresti a chi volesse aprire un profilo Instagram dedicato alle recensioni di libri? Di essere preparato nelle recensioni, può sembrare banale ma non lo è! Parliamo di scrittori emergenti, vogliono quel qualcosa in più, non vogliono un semplice riassunto. Ovvio che se il libro non piace per me si deve contattare l’autore e dire che non è piaciuto e non si deve recensire, sarebbe sbagliato, una recensione malevola per un emergente può davvero ostacolare molto. Appunto però sincerità. Quindi chi deve recensire si deve anche preparare a non fare felice chi gli chiede un parere, non deve fare per forza una recensione positiva perché dispiace. Dispiace anche a me, ma è anche uno stimolo che deve invogliare a fare meglio. Quindi ti riassumo i consigli che darei ad un nuovo recensore: Dedicare tempo: aumentano i followers aumenta la richiesta; Neutralità: non si deve pensare di essere compiacenti, gli autori ti chiedono di recensire perché vogliono un parere, quindi non elargire complimenti a chi non le merita, anzi ben vengano critiche costruttive, ovvero secondo il punto di vista del recensore dove migliorare, dove cambiare, o addirittura, e capita, dire che il romanzo va riscritto, venuto male, succede, lo devi invitare a riprovare ma con una idea migliore. Infine recensire la parte tecnica, esaltando o confutando, in basi a criteri che io definisco quasi scientifici, ovvero: Capitoli scorrevoli, descrizioni oggetti-soggetti, come scorre la trama ecc. Come ho detto che faccio io, così consiglierei. (Bravo! Gli scrittori che temono i giudizi è bene che facciano altro. Scrivere significa inevitabilmente anche esporsi. Dobbiamo essere sempre disposti a metterci in gioco ed essere pronti a tutto. Nessun recensore ha in animo di nuocerci (almeno che non sia un hater!), ma semmai di esprimere liberamente un giudizio che comunque è soggettivo e per ciò stesso insindacabile. Dobbiamo essere grati sempre e comunque a chi ha dedicato tempo alla nostra creatura di carta.) Hai una visione del mondo rilevabile da una citazione o un’immagine in cui rispecchiare i tuoi propositi o in cui ti rispecchi particolarmente? Si! Una frase del grandissimo Charles Baudelaire: “Chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere!” Quali progetti hai per i prossimi anni? Non amo progettare, forse per questo sono ancora single non so... Lavoro a parte decido appena mi alzo cosa farò nel tempo libero. Probabilmente se dovessi fare un grande e lungo viaggio organizzerei il tutto 3-4 giorni prima. A tuo avviso perché siamo più un paese di scrittori e di pseudo-scrittori che non di lettori? Di chi è la responsabilità se si legge così poco? Dell’educazione. Siamo carenti nell’insegnamento, docenti, università a parte, non preparati, che fanno leggere libri complessi senza poi fare capire i contenuti, accontentandosi nel “riassuntino”. Si dovrebbe tornare a leggere libri nelle aule con spiegazione, compiti sulla struttura dei libri oltre che sulla narrazione. Il messaggio del libro: Come mai Wilde è un esteta? Perché nel Decadentismo certi poeti si facevano chiamare “Maledetti”? Abbiamo ragazzi che si iscrivono all’università e queste cose non le sanno, e magari ti rispondono che faranno ingegneria, matematica, quindi che importa Wilde e Rimbaud? Ti dicono: “Noi studiamo Cartesio, Pascal”, non sapendo che erano sì matematici, ma anche pilastri della filosofia. Non sanno che Platone prima di far studiare le scienze umane faceva si che i suoi allievi fossero preparatissimi in matematica. Tu scegli una scienza ma non puoi traslarla in una realtà dove le altre non esistono! Poi la colpa è anche delle televisione, ti “sparano” film idioti, o pseudoreality ecc., che trasmettono ignoranza, poi vedi programmi culturali interessanti, documentari o che dir si voglia e scelgono come orario le 00.50, cito per esempio, di lunedì, non sapendo che a quell’ora o si dorme o se tutt’al più siamo liberi dal lavoro il giorno dopo, meglio la "lucidità complessa", come dico io, ovvero la socializzazione. (Parole sante!). Ecco penso che le prime due cause, non da poco, siano queste, ma dico anche che per rispondere totalmente alla tua, intelligentissima, domanda, dovrei farci una tesi. Che cosa vuoi dire ai lettori? Hai qualche consiglio da dar loro su come scegliere i libri? Si! Leggete! Questo prima di tutto. Cambia cosa vuoi leggere, vuoi acculturarti? Allora suggerisco un bel Saggio sulla materia che si vuole conoscere. In tal caso vagliate più opzioni, non scegliete subito il primo titolo, molti fanno così e a mio parere sbagliando, cercate invece informazioni su chi lo ha scritto, le sue idee e molto altro, insomma fate una scelta oculato. Se invece volete stimolare la fantasia, sognare appunto, immedesimarvi in un personaggio, scegliete il genere romanzo, il tema che vi piace, qui non posso consigliare, ognuno deve andare dove lo porta la fantasia e la passione. Sei nella macchina del tempo e hai cinque minuti per parlare con un autore o autrice del passato. Chi vorresti incontrare e che cosa gli/le chiederesti? Vorrei incontrare Baudelaire, la sua fitta foresta di simboli, e vorrei intervistarlo, a voce, poco prima della sua dipartita, avrei tante cose da chiedergli, ma ho cinque minuti giusto? Ecco allora cosa gli direi: “Charles nel futuro verrai rivaluto forse come il più grande della letteratura moderna, sino a che vivrai ti dico che nessuno ti apprezzerà, ma a postumi sarai forse il migliore. Lo avresti detto sul letto di morte? Sapevi di essere il gigante nella terra dei nani? L’albatros, che descrivi nella tua poesia, sapeva di non essere capito perché troppo in alto? Oppure queste cose le apprendi nel letto di morte dette da me? Una massa di ignoranti ti ha fatto sentire un mediocre?” AVVISO PER UN ERRORE DI PROGRAMMAZIONE LA DESTINAZIONE DEL VIAGGIO È INCERTA. SI PREGA IL PERSONALE DI NON AVVISARE IL PROSSIMO PASSEGGERO ARRIVO A CASA DI LIALA, LA REGINA DEI ROMANZI ROSA (1934) Grazie ancora, Daniele, per esserti prestato a questa intervista con disponibilità... Anche se forse adesso te ne sarai pentito!🤣 CLICCA QUI SOTTO E VISITA SUBITO IL SITO DI DANIELE! Hai trovato utile questo articolo? Condividilo con i tuoi amici!
INTERVISTA AL BOOKBLOGGER DANIELE DA PRATO (su IG "recensionelibriddp") - blog ilsalottoletterarioddp.simplesite.com content media
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Elisa Averna
Collaboratore
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